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progetti sociali negli istituti di pena

Progetti sociali negli Istituti di Pena

I progetti sociali per programmi educo-riabilitativi destinati ai giovani sono in genere quelli più complessi da gestire, per tipologia dei soggetti e per condizioni ambientali. Il “Progetto Beccaria” sta producendo alcuni progetti sociali molto interessanti che sembrano poter approdare a ottimi risultati.

La formazione e l’inserimento lavorativo di persone con difficoltà sociali richiede un lavoro strutturato nel tempo e su punti fermi che possano rappresentare una certezza per il futuro. Molto, in questo lavoro, dipende infatti proprio dalla possibilità da parte dei soggetti di poter vedere un futuro completamente diverso da quello immaginato sin qui. Costruire quindi progetti sociali destinati ad arenarsi nell’arco di pochi anni rappresenta quindi il rischio maggiore per chi opera in condizioni rieducative.

Qui non si tratta soltanto di intervenire con nuovi parametri e nuove metodologie applicative per l’innovazione sociale, ma anche di forti investimenti nell’imprenditoria, nel pianificare una continua e aggiornata consulenza con le associazioni, oltre, ovviamente, a credere fortemente nel proprio progetto.

Il Progetto Beccaria sembra avere tutti i requisiti sopra indicati e i risultati continuano ad essere sempre più promettenti. Finanziato dalla Fondazione Social, il progetto mira all’inserimento lavorativo dei giovani provenienti dalle Comunita educative o dagli Istituti di Pena Minorili. Attraverso l’impegno nel tirocinio formativo,talvolta  mediante la forma della “borsa lavoro”, pagando direttamente gli stage in aziende per completare così l’intero quadro pedagogico che comprende innanzitutto il lavoro svolto nelle comunità della Cooperativa sociale “Il gabbiano”. Grazie a questa Cooperativa dell’alessandrino, nel biennio scorso sono stati sedici i tirocini attivati per l’inserimento lavorativo di altrettanti ragazzi con difficoltà sociali. Il Gabbiano opera da circa trent’anni sul territorio come impresa sociale, gestendo attualmente due comunità di minori, una casa di riposo e una comunità socio assistenziale per disabili.

Un altro progetto analogo è invece quello che porta avanti già da qualche anno la Cidiesse di Milano, una cooperativa sociale di tipo B che opera nel campo dell’elettronica con la progettazione e lo sviluppo di quadri elettrici. Il connubio tra imprenditoria e impresa sociale è costituito dalla sua forte vocazione verso l’inserimento sociale e lavorativo di persone socialmente emarginate. Il suo progetto “dal bullo a bullone”  accompagna i giovani nell’inserimento nel loro vero primo posto di lavoro, dapprima (dal 2008) con tirocini e formazione condotta direttamente presso le officine dell’azienda e poi, dal 2013, con progetti sociali applicati direttamente all’interno delle casa circondarile “Cesare Beccaria”.

Sono questi soltanto due esempi dei numerosi progetti sociali volti alla reintegrazione ed alla formazione di soggetti che si ritrovano reclusi, non soltanto fisicamente, ma soprattutto sotto il profilo delle possibilità, senza alcun orizzonte di futuro. Lo stato sociale attuale in Italia delle carceri impone questi temi con una urgenza assolutamente preferenziale e le esperienze del terzo settore dimostrano come sia possibile, da parte del comparto del no-profit, inserirsi per proporre soluzioni ad un problema che è innanzitutto una carenza istituzionale. Se “il grado di civiltà di un Paese si misura dalle condizioni delle sue carceri”, questi ed altri esempi della presenza del terzo settore nei progetti rieducativi delle carceri italiane permettono di guardare con maggior fiducia non soltanto al loro futuro, ma anche al nostro.

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