Main

meridonare

Il crowdfunding sul territorio: Meridonare

La piattaforma di crowdfunding Meridonare propone un nuovo modo di intendere la raccolta fondi, costruendo un proprio target territoriale di appartenenza e riconoscibilità. L’esperienza di questa startup sta dimostrando quali sono i vantaggi e i limiti del costruire un terreno “limitato” entro lo sconfinato mondo della rete.

È stata lanciata la scorsa estate con un lancio probabilmente un po’ troppo sottotono, ma proponendosi, sin dal principio, di distinguersi nell’ormai complesso mondo delle piattaforme di crowdfunding. L’intento, inizialmente, era quello di costruire una piattaforma per la raccolta fondi esclusivamente per il territorio partenopeo, legata cioè alle associazioni no profit di Napoli e provincia, ma ben presto il progetto si è allargato costituendo oggi un punto di aggregazione per le campagne di crowdfunding per tutto il no profit meridionale.

A volere il progetto è stata una partecipazione di due Fondazioni (Banco di Napoli e Comunità del Centro Storico di Napoli) e dall’associazione L.I.V.E.S. che hanno dato vita ad una startup di innovazione sociale che permette di costruire una rete sociale territoriale partendo direttamente dalla rete internet. Sulla piattaforma Meridonare, infatti, vengono ospitati e pubblicizzati soltanto progetti di cooperative sociali, associazioni no profit o di singoli cittadini con il fine di creare una mappatura cittadina facendo incontrare, su un’unica piattaforma le esigenze del terzo settore napoletano e le risorse di volontariato attivo da parte degli stessi cittadini. Meridonare non si pone come una semplice piattaforma di raccolta fondi, ma presenta al suo interno anche la possibilità di divenire donatori pur non corrispondendo un solo euro.

La startup propone così di sperimentare un nuovo modo di intendere l’innovazione sociale attraverso l’individuazione territoriale del proprio target che contemporaneamente funge come “filtro” naturale per porsi entro il mercato delle piattaforme di fundraising, sia per l’immediata individuazione dei propri donatori. Il progetto non è nuovo per la rete, già altre iniziative hanno provato e provano ancora a definire entro lo sconfinato mondo della rete un recinto nel quale porsi come interlocutori di riferimento per un determinato territorio o per una determinata comunità. La scommessa è sempre quella di racchiudere in una piccola ampolla tutta l’acqua del mare, ed è probabilmente quello che si prefigerà l’internet 3.0, quando arriveranno gli algoritmi che permetteranno di farlo automaticamente (e ci vanno sempre più vicini).

Dopo i primi sei mesi di attività si può dire che l’esperienza di Meridonare ha lasciato un po’ per strada questa sua mission, per lasciare che il suo orizzonte si allargasse ad una definizione ben più ampia, sino a rappresentare oggi una delle piattaforme di riferimento per tutto il no profit meridionale. In questo modo infatti il numero delle visite è cresciuto parecchio e di pari passo anche la possibilità di incontrare maggiori donatori (e quindi portare più acqua ai progetti sociali presentati) ma occorre anche registrare un minor impatto su quello che era il territorio di partenza, ossia quello napoletano.

Operazione del resto non facile perché proprio su tale territorio già esistono piattaforme di crowdfunding che hanno espressamente legato la propria immagine e il proprio lavoro alla “napoletaneità”, una su tutte la piattaforma 1caffè.org ad esempio, e quindi riuscire a identificarsi come attore principale entro un territorio come quello di Napoli e provincia non è certo facile. Sotto questo aspetto dunque Meridonare appare nettamente defilato, ma il crescente numero di visite e la maggiore visibilità danno comunque ragione al cambio di strategia, pur se con qualche rimpianto.

Come ad esempio la sezione DonaTempo, una coraggiosa e lungimirante modalità di costruire un tessuto sociale reale anche partendo dalla rete. In questa sezione infatti è possibile mettere a disposizione le proprie competenze ed il proprio tempo, analogamente a quello che accade su altre piattaforme di interrelazione sociale, soprattutto anglosassoni. Si tratta di un modo di intendere pienamente la vocazione sociale della piattaforma direttamente come innovazione sociale, coniugando e facendo coincidere così territorio e target di riferimento. Appare però sin troppo evidente che un tale progetto si può sviluppare, con mezzi ragionevoli, soltanto entro un recinto ben preciso come appunto quello della zona metropolitana di una grande città, e non su una scala geografica più ampia come l’intero mezzogiorno. Il motivo è più che evidente; mettere a contatto disponibilità e donazioni di tempo che si trovano a notevole distanza diventa praticamente un esercizio di pura programmazione java e non un reale e concreto aiuto di sviluppo sociale.

Oppure probabilmente si tratta semplicemente di dare maggior tempo alle innovazioni sociali che il terzo settore riesce a mettere sul campo, accontentandoci, per ora, di una nuova piattaforma crowdfunding per il meridione.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Email this to someone

, , , , , ,

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

Impresa Tre offre una newsletter gratuita su:

  • Strategia e comunicazione per le Imprese Sociali
  • Marketing e Visibilità per il terzo settore
  • Consulenza fiscale, organizzativa e legale