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La consulenza per il terzo settore: strategie e sistema d’impresa

I dati di crescita dovrebbero confermare anche per il 2016 appena concluso un trend positivo per il Terzo Settore. La maggior parte delle associazioni tuttavia accusa ancora un ritardo nella capacità di organizzazione. La consulenza esterna rappresenta ancora un dispositivo poco frequentato dalle realtà sociali delle onlus. Perché?

In un recente incontro a Napoli tra associazioni no profit e organi di autogestione cittadina si è discusso molto sulla carenza strutturale delle associazioni del terzo settore nell’intraprendere vie di potenziamento della propria struttura mediante il ricorso alla consulenza esterna.

Se sotto il profilo della contabilità il ricorso agli studi commercialisti specifici per il no profit sembra riuscire a assestarsi su numeri accettabili, la media scende drasticamente quando si prendono in esame altre consulenze, come quella per la strategia di comunicazione o quella relativa alla progettazione.

Con i fondi FSE 2017-2020 potrebbero aprirsi alcuni spiragli ma l’attuale incertezza politica non sembra aiutare; si direbbe quindi che siamo alle solite, con una lentezza amministrativa che rallenta la possibilità di attuare bandi europei e di conseguenza blocca la consulenza per l’europrogettazione.

Gli orientamenti emersi da molti attori sembrerebbero allora quello di puntare maggiormente sulla strategia di comunicazione, soprattutto mediante strumenti a basso rischio economico. Le applicazioni (App) sembrano offrire proprio questo tipo di sviluppo che potrebbe essere definito come quello del “navigare a vista” da parte delle imprese del terzo settore, investendo risorse contenute per progetti diversificati. L’avvio del polo di ricerca Apple proprio presso il capoluogo campano potrebbe innescare un terziario interessante nel quale i programmatori delle applicazioni dovrebbero far confluire il know out necessario per far compiere al terzo settore italiano, notoriamente esasperato dal dover rincorrere sotto il profilo dell’evoluzione tecnologica, il salto decisivo.

Questi tuttavia sono scenari ancora lontani dallo stato attuale del terzo settore il quale per adesso è impegnato a mettere a regime una rete sociale attraverso accorpamenti territoriali. La richiesta di consulenza appare allora determinata su richieste geolocalizzate, sulla base di bisogni specifici su determinati territori, con un andamento opposto rispetto alla volonta/necessità di aprirsi ad un mercato più ampio, tipico della rete e di una ricerca di visibilità mediatica sulla quale innestare poi gli sviluppi della programmazione digitale applicativa al sociale.

Due spinte opposte che sembrano oggi soffiare sul prossimo futuro del terzo settore e che aprono il 2017 con più di un punto di domanda con i quali bisognerà innanzitutto capire quale vento occorrerà far prendere all’imbarcazione; in questa quiete solo apparente, chiudere le vele proprio adesso potrebbe voler dire rischiare di andare a picco.

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