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comunicazione sociale a costo zero

Strategia di comunicazione a costo zero

Nel panorama del web 2.0 è scomparsa del tutto la vecchia equazione costo/comunicazione. Questi due fattori non sembrano più direttamente correlati, ne tanto meno proporzionali. Nel mondo “social” la strategia di comunicazione di una organizzazione no profit può così risultare la spesa più bassa in rendiconto.

Sino a non molti anni fa una delle spese più incerte in un business plan era costituito proprio dalla voce “comunicazione”, un elemento indispensabile, ma che non sempre riusciva ad essere esaudito dalle casse delle imprese sociali. Poi, una serie di rivoluzioni nel panorama sociale (la comparsa di social network e la loro rapidissima diffusione, da molti non prevista), hanno cambiato completamente lo scenario, aprendo la via della comunicazione sociale a quella lastricata strada che è la pubblicità. Le evoluzioni in questo comparto si sono succedute a ritmi vertiginosi, cambiando in breve tempo non soltanto l’aspetto visivo del concetto di pubblicità, ma anche sviscerandolo al suo interno, con un approccio alle dinamiche di comunicazione totalmente nuove.

Il piano di comunicazione di una associazione è così cambiato profondamente e strumenti come i video, soltanto dieci anni fa assolutamente inaccessibili, sono diventati il principale canale per generare un feedback con l’esterno, per farsi conosce e riconoscere. I video maker sono così spuntati dapprima come funghi, per poi essere ben presto scalzati da registi occasionali muniti di telefonino.

Ma un telefonino da solo, non riesce a fare comunicazione, per cui si è dovuto attendere ancora un po’, ovvero sino a quando le caratteristiche tecniche degli smartphone sono riuscite a soddisfare le esigenze stilistiche dei giovani cineasti. La comunicazione sociale per il no profit ha in questo un vantaggio, rispetto ad altre forme di comunicazione; l’esiguità delle risorse rappresenta una prerogativa per la valutazione del prodotto finale, sicché non solo è accettato, ma addirittura premiato l’utilizzo di mezzi espressivi dai costi contenuti. La sobrietà stilistica e tecnica di molte campagne pubblicitarie per il sociale non è un risultato occasionale, ma ragionato, voluto, sino a cadere poi in alcuni esempi dove, pur disponendo di ricche risorse, ci si sforza in tutti i modi di costruire un racconto che voglia a tutti i costi essere umile. L’esempio è quello delle campagne della Chiesa Cattolica per il cinque per mille, ma anche lì, attenzione, tale effetto di apparente “falsità” è voluto, proprio per tutelare una clientela che altrimenti non digerirebbe le reali condizioni delle missioni in Africa quanto più tosto in una periferia di una grande città, se riprese direttamente con uno smartphone.

Eppure quando i mezzi sono davvero pochi la comunicazione sociale riesce davvero a costruire un piano di comunicazione fondato su un livello pre-testuale che, pur rispondendo ad un’estetica sofisticata, sottintende verso chi guarda un valore dei mezzi talmente basso da apparire inconsciamente impagabile.

Il video manifesto della AriSLA ( l’Agenzia per la Ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica) dal titolo “This is a Story” è l’esempio più luminoso di quanto stiamo dicendo e costituisce, da ormai quasi due anni, la pietra di paragone per cosa si intenda quando si parla delle potenzialità comunicative di video racconti a costo (quasi) zero. La sua capacità è nell’utilizzare uno strumento assolutamente universale (chi non ha mai avuto o gettato lo sguardo in un diario?) e potendo così stabilire immediatamente un rapporto di intimità con lo spettatore. Il così detto muro mediatico, insomma, è immediatamente abbattuto, e questo pone la strategia di comunicazione su un livello assolutamente confidenziale, proprio come se ci fosse un tacito patto (come quelli solenni dei tempi dei diari) tra noi e la ragazza che ci mostra il suo diario. La confidenzialità è sottolineata poi dall’utilizzo della parola, che è semplicemente superflua. Fu girato da quattro studentesse del LUMSA di Roma, guarda caso, proprio con un telefonino, raccogliendo poi diversi e pregiati riconoscimenti in Italia e all’estero. Costo di produzione: otto euro (il costo del diario).

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