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Volontari per un giorno: la comunicazione sociale per il no profit

L’iniziativa “volontariperungiorno” si propone di sensibilizzare la cittadinanza attiva e i lavoratori alle associazioni di volontariato proponendo, appunto, di essere volontari per (almeno) un giorno. Ma l’iniziativa, sotto il piano della comunicazione sociale per il no profit, propone molti risvolti interessanti.

È sorta nel 2011 da un progetto ideato da KPMG e promossa dal Comune di Milano, Ciessevi e da una rete di enti pubblici, imprese, organismi di rappresentanza dei settori profit e non profit con l’intento di sostenere le organizzazioni del Terzo Settore. Dopo le prime quattro edizioni i numeri contano ormai oltre 11 mila adesioni e quasi 400 associazioni aderenti tanto da far “emigrare” l’iniziativa anche ben al di fuori del territorio del comune di Milano, e divenendo di fatti un’iniziativa su tutto il territorio nazionale.

La peculiarità di questa comunicazione sociale per il no profit è quella di stimolare direttamente la cittadinanza attiva e non aspettare che sia lei a fare il primo passo verso le associazioni di volontariato. Un ribaltamento di ruolo che non solo riesce a far presa sui singoli cittadini, ma che ha saputo anche coinvolgere e sensibilizzare le imprese del profit verso le dinamiche di rete sociale. Il mondo dell’imprenditoria è stata attratta da questa campagna di innovazione sociale proprio dalla possibilità di dare un senso nuovo (appunto, l’innovazione…) alla partecipazione attiva sui propri territori.

L’iniziativa, aperta a tutti, rivolge dal proprio sito volontariperungiorno l’appello a tre categorie di soggetti, le quali sono, oltre alle associazioni di volontariato,  i cittadini e le imprese. Ciò che viene proposto alle imprese è proprio la partecipazione delle loro risorse migliori, le così dette (nel profit) “risorse umane”, e del loro tempo. Nella scheda di partecipazione che ciascuna azienda è tenuto a compilare si propone la partecipazione diretta dei propri lavoratori sia in maniera singola che collettiva e con la possibilità di poter programmare il proprio contributo al volontariato entro o fuori dalle ore lavorative. Sin qui, tuttavia, nessuna innovazione e nessun particolare punto di appeal ne per l’azianda ne tanto meno per il lavoratore (tanto poiù se la partecipazione è programmata al di fuori dell’orario di lavoro). Ma quello che è sembrata immediatamente una buona trovata è stata la possibilità di programmare un Community Day, ovvero un giorno (o una mezza giornata) da dedicare totalmente al volontariato, da parte di tutta l’impresa e di tutti i suoi lavoratori.

Per l’impresa “profit” il ritorno c’è eccome, dal momento che questo tipo di attività, adeguatamente supportato da un piano di comunicazione aziendale, produce un alto ritorno di immagine (ad ampio raggio) ed una buona integrazione con le relazioni del territorio (a stretto raggio). Inoltre migliora lo spirito di squadra dei propri dipendenti (come nelle tecniche americane di Team Building) aumentando anche il senso di utilità verso il proprio lavoro, riuscendo grazie al lavoro di volontariato a non sentirsi, almeno per un giorno, una semplice “risorsa umana” .

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