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Nuove prospettive del Terzo Settore

Oltre al loro indispensabile operato nel Sociale, le imprese del terzo Settore sembrano offrirsi agli analisti come dei veri e propri laboratori di una nuova forma di economia sostenibile.

I bilanci sempre più positivi del  terzo Settore  portano gli studiosi a parlare di un vero e proprio “fenomeno”  da analizzare accuratamente.  Qui, dicono, si costruisce il mondo di domani.

Recenti studi di alcune amministrazioni nell’ambito della mobilità urbana alternativa affidate a cooperative no-profit hanno dimostrato che ogni euro investito genera sino a cinque euro di vantaggi per le casse amministrative

I dati pubblicati a fine 2013 confermano ed incrementano il trend positivo delle imprese del terzo Settore. Ciò che ormai colpisce l’attenzione degli analisti però, non sono più i lusinghieri numeri che le Fondazioni, le associazioni no profit o le cooperative sociali continuano a sfornare, bensì un vera e propria nuova filosofia economica, l’unica, forse, in grado di poter fronteggiare una crisi così lunga e così vasta.

Proprio il lungo periodo della crisi di profitto, sta mettendo in luce i complessi e virtuosi ingranaggi economici del terzo settore, capaci ormai non solo di avere un enorme ritorno economico nel prodotto interno lordo dei paesi (PIL) ma anche di riuscire a rafforzarsi anche lì dove il ridotto volume dei  “gettiti” dovrebbe far flettere qualsiasi altro sistema economico.

Se ormai appare evidente che investire nel terzo Settore sia vantaggioso per l’economia (recenti studi di alcune amministrazioni nell’ambito della mobilità urbana alternativa affidate a cooperative no-profit hanno dimostrato che ogni euro investito genera sino a cinque euro di vantaggi per le casse amministrative), si sta verificando anche un altro fenomeno, apparentemente contraddittorio in termini di economia classica: la flessione dell’economia sociale non sta intaccando l’occupazione, che tende invece ad aumentare.

Da tempo l’Europa sta guardando con grande lungimiranza a questo fenomeno, ridefinendo i compiti della stessa Economia Sociale non più vista con una funzione meramente compensatrice degli squilibri del sistema economico, ma fondante.  Le cifre fornite dal Social Business Initiative (UE) indica in 2 milioni il numero delle imprese coinvolte nel Terzo Settore pari al 10% del totale, con un’occupazione che si attesta sul 6% (3,3% in Italia). Ed è proprio l’andamento delle Cooperative Sociali, delle Fondazioni, delle Imprese Sociali e delle Organizzazioni no-profit (che rappresentano i principali gruppi dell’Economia Sociale) che desta molta attenzione tra gli economisti.

Le cifre fornite dal Social Business Initiative (UE) indica in 2 milioni il numero delle imprese coinvolte nel Terzo Settore pari al 10% del totale, con un’occupazione che si attesta sul 6% (3,3% in Italia).

Pur potendo contare su numeri di altissimo valore nell’incremento occupazionale (+39,3 nelle Istituzioni no-profit nel periodo 2001-2011, rispetto ad un +4,5 nelle Imprese e un -11,5 nelle Istituzioni Pubbliche) la curva dell’occupazione sembra disgiunta da quella dei risultati di esercizio. Analizzando i dati di molte imprese del terzo Settore nel periodo 2008-2012 infatti, a fronte di una flessione dell’andamento dei risultati di esercizio non si è assistito ad una contrazione occupazionale.

La spiegazione di questo doppio dato potrebbe essere ricercata nella maggiore flessibilità fisiologica delle imprese del Terzo Settore, ma probabilmente bisognerebbe tener conto anche di altri indicatori presenti nelle reti sociali. L’Economia Sociale non è semplicemente un elemento del paradigma economico, ma è un moltiplicatore dell’economia in termini più complessi e significativi, che tendono a contemplare voci come quella del ben-essere percepito e della produttività  di un “bene comune” che invece non vengono contemplati nel PIL di un paese.

Oltre al loro indispensabile operato nel Sociale, le imprese del terzo Settore sembrano quindi offrirsi agli analisti come dei veri e propri laboratori di una nuova forma di economia sostenibile, forse, quella nuova filosofia economica che da più parti si invoca per uscire fuori dalla stretta finanziaria del mercato globale.

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