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Crowdfunding concept

L’espansione del Crowdfunding in Italia

Il trend di crescita del crowdfunding in Italia è costantemente in ascesa verticale, ormai già da due anni. La riforma della parte legislativa e la diffusione delle transazioni economiche sul web stanno facendo diventare la pratica della “donazione dal basso” un’attività molto apprezzata dagli italiani.

L’Italia è un paese di inventori, si sa. E quindi non deve stupire che qui da noi il fenomeno della raccolta fondi mediante campagne digitali stia divenendo una vera e propria specialità del bel paese, che per flusso e per crescita proporzionale è ormai secondo soltanto ai paesi americani (Stati Uniti e Canada). Del resto su questo profilo l’Italia ha dimostrato già due anni fa di aver le idee chiare, inserendo nel discusso Decreto Crescita 2.0 alcune disposizioni normative assolutamente innovative, in anticipo sulla stessa legislazione europea, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra piattaforme di crowdfunding e il regolamento Consob, che quindi riguarda la raccolta fondi regolata secondo l’equity based, ovvero l’acquisto di un vero e proprio titolo di partecipazione a fronte dell’investimento effettuato su internet. Tale regolamentazione, che riguardava nello specifico più la normalizzazione per i finanziamenti ai partiti tramite la raccolta fondi sul web, ha di fatti accelerato e ampliato l’intero volume del crowdfunding in Italia, anche quello nelle sue forme più originarie e, in definitiva, largamente più apprezzate.

Si tratta delle formule di crowdfunding utilizzate dal terzo settore e denominate “donation-based”, ossia ove è prevista una donazione ad un progetto senza ricevere nulla in cambio, o a quella reward-based che invece prevede una ricompensa per il finanziatore (non in denaro). Quest’ultima formula è quella che, nello stato sociale attuale in Italia, ottiene di gran lunga il maggior consenso, assorbendo circa il 50% dell’intero volume finanziario del crowdfunding. Le piattaforme presenti in Italia attualmente sono circa una cinquantina (alcune le abbiamo viste in un recente articolo) e da una ricerca compiuta dall’Italian Crowdfunding Network, risulta che la percentuale dei progetti effettivamente finanziati è del 35% sui progetti pubblicati.

Per le Associazioni no profit questa forma di finanziamento sta operando (e lo farà sempre di più) una vera e propria rivoluzione non soltanto per la scelta dei progetti sociali proposti, ma anche per la possibilità, anche per le realtà più piccole, di poter “pensare in grande”. Questa forma di fundraising per le associazioni no profit infatti non riscontra nessuna controindicazione e può essere effettuata praticamente a costo zero. Se i progetti proposti sulle piattaforme non riescono ad essere finanziati, le somme raccolte vanno restituite ai donatori, senza alcun costo, diversamente, la società che si occupa della raccolta fondi tratterrà (mediamente) il 5% sulle somme dei progetti finanziati.

Le piattaforme di transizione finanziaria di imprenditoria sono in genere formate da 5 soci, con un’età media vicino ai quarant’anni. Il boom di crescita degli ultimi due anni ha interrotto l’esclusività della presenza geografica del nord Italia, facendo comparire anche alcune importanti realtà nel sud, come la napoletana DeRev, che fornisce anche importanti studi di settore sul tema del crowdfunding. I potali per la raccolta di capitali devono essere iscritti al registro presso la Consob (dove è certificata la qualità e l’affidabilità del servizio) e possono gestire le transizioni con le banche o con le imprese di investimento (Sim) già autorizzate.

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