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L'etica della strategia di comunicazione

L’etica di una strategia di comunicazione

La strategia di comunicazione per il terzo settore pone sempre delle scelte etico-morali alle quali occorre prestare la massima attenzione, soprattutto quando riguardano categorie meno protette o progetti sociali per disabili. La sensibilizzazione su questi temi non può prescindere dal rispetto e dalla responsabilità assunta quando si è deciso di dare voce e visibilità a temi sensibili dietro i quali ci sono storie di grande dolore ma, proprio per questo, di grande dignità.

Un recentissimo caso che sembra orientato in questa direzione coinvolge una Fondazione che si occupa di finanziare e supportare la ricerca sulla paralisi, e FTL Moda che organizza le sfilate della settimana milanese. Con un recente comunicato stampa la Fondazione Vertical ha comunicato la rescissione della partnership con FTL con conseguente ritiro della sua adesione alla settimana della moda in programma dal 2 marzo. Le cause di questa decisione non sono del tutto chiare, ma il progetto che Vertical stava portando avanti da quasi due anni, con risultati stupefacenti, e la coraggiosa decisione di lasciare proprio adesso, merita più di una considerazione.

Vertical è una Fondazione italiana per la Cura della Paralisi onlus, attiva dal 2005, e si occupa di sostenere la ricerca sulla cura delle lesioni del midollo spinale, causa della tetraplegia e della paraplegia, disabilità fortemente in aumento negli ultimi anni dove, nel solo territorio nazionale, contano circa 5 nuovi casi al giorno (2.000 annui). I progressi della ricerca in questo campo negli ultimi anni sono stati enormi, sino ad arrivare alla possibilità di poter parlare di “cura”, termine assolutamente improprio fino a poco tempo fa, e questo soprattutto grazie alla possibilità di reperire finanziamenti e di avere sempre maggiore visibilità.

Proprio per conquistare maggior spazio sul piano di comunicazione la fondazione aveva ideato un format denominato Modelle & Rotelle, che prevedeva la presenza di modelle paraplegiche, vestite con capi appositamente realizzati, nelle sfilate di moda. La strategia di comunicazione dietro questa idea permetteva così di promuovere e sensibilizzare l’opinione pubblica intorno alle tematiche “nascoste” proprio in una delle maggiori vetrine massmediatiche.

Ci piace sottolineare l’innovazione di una tale operazione di comunicazione che permetteva di stabilire, in uno degli ambienti più elitari, un importante avamposto della comunicazione sociale per il no profit, aprendo così una strada tutta da scoprire. Dietro alle indossatrici in carrozzella o ai modelli con gravi disabilità tetraplegiche infatti poteva nascere un complesso scambio di esperienze per promuovere la sensibilizzazione e il finanziamento di progetti ambiziosi. L’immediato successo ottenuto da questo format tuttavia, ha reso palesi tutte le storture di un mondo dell’immagine (quello della moda) che sembra totalmente estraneo e incapace di poter modellare la propria immagine su profili meno esibizionistici, e quindi più sostanziali. Il successo è stato talmente veloce e la copertura massmediatica talmente imponente che il problema della disabilità è presto passato in secondo piano rispetto alla “novità” della passerella che è stata salutata con grande successo all’ultima settimana newyorkese nello scorso novembre.

Di fronte alla possibilità di veder trasformata la propria mission in una semplice questione d’immagine, ovvero assistere alla trasformazione di un progetto sociale per disabili in una passerella dove i segni tangibili di una disabilità finiscono per essere assunti al pari di manichini, Vertical ha così preso la coraggiosa decisione di rinunciare alla settimana milanese. Sono divisioni coraggiose ma necessarie per chi opera nel no profit, che non è soltanto costituito dalla finanza etica ma anche, e innanzitutto, da scelte etiche di consapevolezza e di rispetto per quello che si cela dietro a semplici immagini comunicative.

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