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La certezza del recupero: innovazione Sociale nel Terzo Settore

 

L’attuale situazione delle carceri italiane impone un’urgenza sociale che può essere risolta coordinando le Imprese Sociali del Terzo Settore. Anche la politica sembra ormai accorgersene, come dimostra il recente incontro tra Parlamentari e Associazioni No Profit.

Mercoledì 19 febbraio si è tenuto l’incontro presso la Camera dei deputati tra i Parlamentari e la Onlus Seac (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario)organizzato dal Centro Nazionale del Volontariato. L’incontro ha continuato i lavori del gruppo “La certezza del recupero” con lo scopo di rafforzare ed individuare misure alternative per lo sconto della pena.

La situazione carceraria è infatti ormai una pentola a pressione. Anche l’Europa, recentemente, si è pronunciata in merito allo stato sociale attuale in Italia in materia carceraria, prevedendo la possibilità di imporre sanzioni qualora le condizioni dei detenuti non dovessero migliorare. Ecco che le imprese del terzo settore con i loro progetti sociali per anziani, per bambini e non solo, possono concretamente rappresentare una valida soluzione per ridimensionare i numeri del fenomeno carceri.

Nei 205 Istituti di pena italiani, a fronte di una capacità di 47.668 posti, si trovano attualmente circa 64mila detenuti di cui però solo 38.712 (ovvero solo il 60%) con una condanna definitiva (dati del Dap -Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria ). Il 35% dei detenuti non è di nazionalità italiana con l’aggiunta, quindi, di un ulteriore problematica legata alla lingua. Le strutture carcerarie spesso non riescono a fornire i traduttori e gli interpreti per la popolazione carceraria straniera che in questo modo si trovano ad essere ulteriormente svantaggiati nelle attività sociali svolte nei penitenziari.

Attività Sociali che tuttavia rappresentano davvero soltanto una briciola nel contesto della “rieducazione”, con un bilancio di spesa per progetti sociali che ha subito una forte riduzione dal 2007 ad oggi (-14,7%). Vale a dire che sul costo giornaliero per ogni detenuto, quantificabile in 113 euro, soltanto 8 centesimi vengono spesi per progetti sociali rieducativi.

L’appuntamento di Palazzo Marini si pone quindi come occasione di scambio e di organizzazione tra le Imprese del terzo settore e la Politica italiana che sembra voler finalmente cogliere le idee ed i progetti delle Associazioni No Profit, impegnate da già lungo tempo in progetti simili, e quindi capaci di fornire il know-out necessario per un disegno di legge che possa facilitare i nuovi progetti sociali che sappiano coniugare con innovazione sociale scelte alternative alla pena.

I Progetti Sociali portati avanti dalle Onlus in alcuni penitenziari, hanno dimostrato di riuscire lì dove il sistema carcerario italiano superaffollato si è dovuto arrendere.Crollo della recidività e totale mancanza di stress dovuto al reinserimento post pena sono i risultati più evidenti di quello che accade dopo lo sconto della pena, ma anche lì dove le Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale hanno potuto lavorare all’interno delle case circondariali si sono constatati enormi progressi sul piano della vivibilità carceraria con progetti innovativi come quello chiamato “Liberare la Pena” e promosso dalla Fondazione Onlus Opus Solidarietatis Pax di Avellino che provvede a creare un’infrastruttura di alloggio per i detenuti stranieri che non possono beneficiare di quella che è a tutt’oggi l’unica legge che prevede un’alternativa alla detenzione carceraria, la legge 199/2010, che prevede la possibilità di scontare la pena presso il proprio domicilio. Possibilità che, evidentemente, non può essere usufruita dagli stranieri, e quindi da oltre un terzo dei detenuti.

 

 

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