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imprenditorialità femminile

L’ imprenditoria sociale femminile che costruisce reti d’innovazione

A fronte di una popolazione europea a maggioranza femminile (il 52%) l’imprenditoria sociale femminile rappresenta ancora soltanto poco più di un terzo delle imprese sociali. Raggiungere una piena autonomia femminile rappresenta allora un’enorme potenziale per il terzo settore.

L’imprenditoria sociale femminile rappresenta ancora un grande potenziale per l’innovazione sociale del terzo settore che deve lavorare ancora in fatto di parità di genere, soprattutto per quel che riguarda i direttivi delle imprese. La maggiore organizzazione non governativa che raccoglie tutte le associazioni delle donne nell’Unione Europea, la EWS, ha già da tempo lanciato la sfida a quelli che sono i paesi maggiormente in ritardo sotto il profilo delle pari opportunità; la Turchia su tutti. Ma anche nei 10 paesi che sono stati sottoposti alla mappatura delle imprese sociali femminili con il programma WEStart, il pareggio dei conti tra i due sessi è ancora lontano dall’essere raggiunto.

Secondo tale progetto pilota, durato un’annoi e conclusosi nello scorso settembre, le imprese sociali guidate dalle donne sono circa 600.000, a fronte di un dato totale che oltrepassa i 2 milioni di imprese. L’imprenditoria sociale femminile rappresenta così il 38% del totale, una percentuale che è maggiore rispetto al numero delle donne alla guida delle imprese tradizionali (solo il 30%). Le ricerche di mercato hanno però evidenziato come questo elemento di esclusione (gli uomini controllano il 62% delle imprese sociali) continui ad attivare processi aggregativi  tra le donne che spesso lavorano a progetti sociali rivolti esclusivamente alle donne in difficoltà.

Su tale aspetto si è inserito anche il progetto dell’European Women’s Lobby, la maggiore organizzazione che raccoglie tutte le attività delle associazioni al femminile e lavora, da ormai oltre venticinque anni, alla sensibilizzazione politica sui diritti sociali per le donne. Il progetto WEstart ha permesso di costruire una mappatura delle imprese sociali femminili in dieci paesi europei (tra i quali l’Italia) per comprendere meglio i loro bisogni, costruire una rete sociale che possa dare finalmente un quadro di riferimento preciso sull’entità delle imprese sociali dirette dalle donne.

I dati di questo progetto pilota, raccolti tra le imprenditrici con un questionario, sono stati resi pubblici nello scorso settembre ma tale progetto continua tutt’ora a registrare sempre nuovi ingressi e la EWL sta già lavorando al suo ampliamento negli altri paesi europei non ancora monitorati e dove, ne sono sicuri, la costituzione di una rete sociale femminile potrebbe rappresentare un grande vantaggio per far decollare le associazioni e le organizzazioni femminili le quali, proprio in virtù di dover applicare strategie di intervento mirate, rappresentano spesso dei veri e propri incubatori di nuove strategie di innovazione sociale.

Molto, ancora, c’è da fare anche in Italia dove la percentuale europea del 38% legata all’imprenditoria sociale femminile non può certo dirsi rappresentata in ogni parte geografica. Su determinati territori, quali il meridione e le aree rurali del cento, la tessitura di una rete sociale per l’imprenditoria femminile rappresenta, ancora, una fondamentale condizione per permettere alle stesse di portare avanti i propri progetti sociali, non soltanto nella giornata della Festa delle Donne, ma anche in tutti gli altri 364 giorni dell’anno.

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