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Per una filosofia del Fundraising

 

Il fundraising non è soltanto l’insieme delle attività organizzate dalle associazioni no profit per la raccolta fondi. Dietro questo termine, infatti, si instaura un rapporto ben più complicato e cruciale tra le associazioni ed il pubblico, rapporto che non è soltanto tra donatore e associazione, ma riguarda le fondamenta stesse della filosofia no profit.

In Italia è tutto più complesso. Questo, in breve, è il senso ultimo del fundraising di casa nostra, che vive una realtà ben diversa, appunto più complessa, rispetto a tutti gli altri paesi europei. Siamo un popolo di donatori (più di un italiano su due ha fatto almeno una volta una donazione) eppure spesso continuiamo a considerare, anche inconsciamente, la donazione come un atto caritatevole di elemosina.

Interesse, donazione, raccolta fondi. Questi tre elementi costituiscono il senso del Fundraising ed è perciò necessario aver ben chiaro a cosa si riferiscono, quali meccanismi mettono in atto e a quali finalità conducano.

 

Questo aspetto fortemente italiano, può insinuarsi nelle strategie di comunicazione delle attività di fundraising delle associazioni creando dei veri e propri disastri. Prima di cominciare una qualsiasi discussione su uno degli aspetti fondanti del no profit, occorre porre maggiore attenzione innanzitutto sul linguaggio, quindi sulle parole, sul loro originario significato. Perché alla fine, come vedremo, è proprio qui che si gioca la partita.

Interesse, donazione,  raccolta fondi.  Questi tre elementi costituiscono il senso del Fundraising ed è perciò necessario aver ben chiaro a cosa si riferiscono, quali meccanismi mettono in atto e a quali finalità conducano.

Il primo termine, interesse,  potrebbe già far pensare ad una forzatura se applicato al terzo settore e principalmente al no profit. Ma non è così. Il concetto dell’interesse proprio è un fondamentale dell’economia moderna, costruisce su questo il suo verbo, ossia il profit. Ma il senso originario di questo termine indica invece una relazione, ovvero un rapporto tra diverse parti e non più soltanto “proprio”. L’origine latina del termine infatti prevede la composizione di “inter” (tra) ed “esse” (essere), definendo dunque in qualche modo “ciò che sta in mezzo”.

Per comprendere appieno il senso di questo termine nel concetto del Fundraising occorre prestare attenzione al secondo termine indicato: donazione.

Anche qui ci troviamo dinanzi ad un termine originario che può facilmente essere frainteso, o inteso con superficialità. La pratica del “dono” è qualcosa di molto più antica di quanto possiamo immaginare. L’importante, soprattutto, è il constatare che la sua origine è di tipo sociale ed è comparsa proprio con le prime organizzazioni sociali. Il dono permetteva di stabilire un’appartenenza entro una certa tribù, creando un relazione di scambio sottinteso che “legava” gli individui in un’appartenenza reciproca.

Nel concetto di “dono”, insomma, è socialmente prevista una forma di ricompensa, che può essere un’ulteriore dono (come avviene nella nostra società con gli scambi natalizi), o un riconoscimento esplicito di appartenenza. Il solo fatto di ricevere ed accettare un dono implica che si è disposti a riconoscere il “donatore” come membro del proprio gruppo.

Entrambi i termini proposti, allora, evidenziano una fortissima connotazione sociale volta alla partecipazione. Ecco perché sono alla base delle associazioni di volontariato e in senso più ampio delle associazioni no profit. Pur essendo termini dell’economia moderna (interesse privato, donazione) precisano e puntualizzano concetti che sono innanzitutto sociali, non economici.

Il termine Fundraising viene generalmente tradotto semplicemente come “raccolta fondi”. Non è un errore, ma se non si presta attenzione alle sue componenti originarie si rischia di ridurre il suo senso semplicemente ad un puro meccanismo economico per reperire i soldi necessari al funzionamento di un’associazione o di una cooperativa sociale. Ed è proprio qui che spesso si innesta quel senso erroneo di comprensione del Fundraising proprio da parte di chi dovrebbe avere ben chiari tutti gli aspetti partecipativi che una campagna di raccolta fondi deve saper mettere in campo.

Il risultato, in questi funesti casi, è la sottrazione dell’elemento partecipativo, di inter-esse e del complesso atto socio-simbolico del dono, dall’attività associativa, che magari è ben costruita, ben gestita e svolge un’importantissima funzione sociale. Ma che non riesce a trovare i fondi necessari dalla propria attività di Fundraising.

Spesso, questo accade lì dove il momento della raccolta fondi dell’associazione viene gestito soltanto come un semplice “battere cassa”, confondendo il ruolo del donatore con qualcosa di troppo simile ad un atto di carità. Oppure restando intrappolati in un atteggiamento pietistico pensando di dover chiedere l’elemosina.

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