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Fundraising: istruzioni per l’uso (parte 2)

 

 

 

Per le piccole associazioni no profit la scelta degli strumenti giusti per la raccolta fondi è di cruciale importanza. I budget ristretti devono poter garantire una buona percentuale di realizzazione. Quali scegliere?

Le associazioni di volontariato di piccole dimensioni devono poter massimizzare il momento della raccolta fondi pur disponendo di piccoli investimenti da dedicare al fundrising. Esistono diversi sistemi per progettare una raccolta fondi in economia, ma non sempre queste opzioni si addicono all’associazione. Per trovare la “ricetta” giusta bisogna innanzitutto concentrarsi sull’analisi di mercato e sull’obbiettivo della raccolta fondi.

Il fundraising associazioni no profit può essere suddiviso in quattro aree di intervento: la raccolta annuale, la raccolta di fondi per specifici progetti sociali,donazioni straordinarie e donazioni pianificate. La raccolta annuale serve in genere per coprire il deficit e per garantire il bilancio annuale Onlus, mentre per la raccolta specifica bisogna pianificare l’obiettivo nel proprio business plan. Le donazioni straordinarie vengono invece fatte direttamente alle persone già coinvolte nell’associazione e che sono già donatori, per cui è preferibile organizzare un evento particolare (appositamente dedicato) per esporre il progetto che si intende mettere in atto. Bisogna tener conto che si tratta di donazioni “una tantum” e quindi vengono fatte in media ogni 5 anni.

Nelle donazioni pianificate invece si realizza e si porta al suo massimo sviluppo il rapporto tra donatore e associazione, si tratta di lasciti e testamenti che non sono certo all’ordine del giorno delle piccole associazioni di volontariato, ma devono, anche per tali associazioni, rappresentare comunque l’obbiettivo da raggiungere ne rapporto di interessa con i donatori.

Le ricerche di mercato si suddividono anch’esse in quattro macro aree. Mercato delle persone, mercato delle imprese, mercato delle fondazioni e mercato degli enti pubblici. Occorre tenerle ben presente in maniera separata e individuare verso quali mercati la propria associazione può attirare maggiore interesse, dopodiché pianificare interventi separati per ogni mercato. Si può così organizzare una campagna di raccolta destinata alle persone e, in un secondo momento, una specifica per un altro mercato (ad esempio le fondazioni bancarie) costruendo anche qui interventi ad hoc per sollecitare e proporre una donazione. In questo senso anche l’accesso a finanziamenti agevolati da parte delle banche possono costituire un valido obbiettivo per la realizzazione di un progetto.

Per individuare invece gli strumenti operativi di una campagna fundraising occorre sfatare subito un falso mito. Le web fundraising (campagne di raccolta fondi sul web) pur essendo a basso costo e garantendo una buona visibilità, non si stanno dimostrando più vantaggiose delle campagne “classiche”, anche tra i giovani. Per quanto riguarda le piccole associazioni poi, sembrerebbe addirittura sconveniente in quanto pur costando poco, finirebbero per togliere molto tempo a organizzazioni con un numero ristretto di persone.

Il concetto che prevale nella comunicazione sociale è sempre quello di cercare un legame tra donatore e associazione, quindi un rapporto diretto, possibilmente fisico. Anche le campagne di telemarketing rischiano di fallire miseramente se non supportate da nomi molto noti (come quelli delle grandi Organizzazioni Umanitarie) venendo inghiottiti nella giungla del mercato della telefonia. Questo strumento sembra invece molto efficace per creare il primo rapporto di fidelizzazione con il neo donatore. Una telefonata di ringraziamento due o tre giorni dopo la donazione costa pochi centesimi ma fortifica e gratifica il donatore, riconoscendolo nel suo ruolo e dando la concreta sensazione che l’associazione è “entrata” in casa sua e diventa una parte della sua vita.

Nel mondo del no profit è il face to face a farla ancora da padrone in tema di raccolta fondi, e non potrebbe essere altrimenti.  Ecco perché il ruolo della strategia di comunicazione diventa fondamentale, unico attore principale per poter immediatamente dare un’esatta immagine dell’associazione e, in forma speculare, del donatore. E’ opportuno che questi si riconosca subito in qualcosa che sente proprio, ed ecco perché la comunicazione non verbale della grafica rappresenta il primo decisivo contatto con il donatore di domani.

Una buona immagine, quindi, supportata magari da un copy di grande effetto. Dopo di che, occorrerà raccontare la propria Storia. Senza sbagliare nessuna parola.

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