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riforma del terzo settore

Ad aprile la riforma del Terzo settore

Nel mese di aprile il DDL della riforma del Terzo Settore dovrebbe approdare in Aula per la prima approvazione, dopo un processo cominciato lo scorso settembre. Un passo importante per stabilizzare uno dei pochi settori che, nonostante la crisi, è sempre cresciuto negli ultimi anni.

Lo ha confermato poche settimane fa l’On. Eduardo Patriarca. Questo mese la riforma del Terzo settore potrebbe cominciare a concretizzarsi in Legge, dopo oltre quaranta audizioni affidate, tra gli altri, alla relatrice Donata Lenzi e al sottosegretario Luigi Bobba. Il testo, come ampiamente anticipato, prevede una profonda rilettura dell’intero comparto degli Enti no profit,  non soltanto sotto il piano di una revisione della disciplina speciale dei soggetti, ma anche sotto il profilo contributivo e amministrativo. La mole di lavoro riguardo a questa riforma ha perciò spesso fatto parlare di una “riforma costituzionale” in quanto prevede anche l’inserimento della stessa definizione di “Terzo settore” sino ad oggi ancora assente.

Si tratta dunque di una definizione di identità riguardo ad un settore che anche negli anni della crisi ha sempre mantenuto una crescita percentuale in doppia cifra, connotandosi come uno dei comparti strutturali del Paese, e guadagnandosi sul campo l’attenzione e l’interessamento per una rapida identificazione legislativa.

Il Testo Unico degli Enti no profit riguarderà nuove normative soprattutto per la trasparenza e per la rendicontazione. La rendicontazione finanziaria permette di monitorare lo stato di salute di un’azienda, ma per le imprese sociali occorre anche tener conto con grande attenzione l’impatto sociale, un’indice che non è contemplato nella rendicontazione finanziaria classica e che per questo motivo dovrà essere inserita nella apposita “relazione di missione” già prevista dall’attuale Legge Delega. In tal senso sarà anche predisposta la possibilità, da parte di ogni ente, che sia un no profit o una onlus, di munirsi di un organo di controllo (interno) volto alla verifica delle finalità sociali che l’ente intende perseguire.

Un altro aspetto di grande interesse è legato alla pubblicità ed al piano di comunicazione degli enti no profit. La trasparenza è del resto il pilastro portante del no profit, ovvero del fare impresa al di fuori dal profitto, e rappresenta quindi anche il principale biglietto da visita per le associazioni del terzo settore. Garantire non soltanto la trasparenza, ma anche la libera circolazione dei propri conti di gestione diviene indispensabile per instaurare un livello comunicativo con i propri soci e con l’esterno. Le scelte, in materia contributiva, sono specificatamente tecniche e riguardano la possibilità o meno di creare un nuovo Registro. Attualmente sembra prevalere l’ipotesi di mantenere l’attuale Registro Unico presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ma adottando il modello del Registro delle Camere di Commercio, pur prevedendo per le imprese del terzo settore delle condizioni agevolate dei costi per il deposito degli atti. Sullo stesso piano appare ormai assolutamente certa la stabilizzazione del 5 per mille, che sino ad ora era soltanto concesso in via sperimentale.

Si tratta di una mole di lavoro che è giunta al primo gradino per esser convertita in Legge. Con i numeri di oggi del terzo settore, questa attività legislativa appare più che mai normale (4 milioni di persone coinvolta nelle associazioni di volontariato, oltre 400 mila enti no profit con un’occupazione che ormai raggiunge il milione di posti di lavoro), ma se si pensa soltanto al peso specifico (politico) che le imprese sociali avevano non più di dieci anni fa, prossimo allo zero, allora la crescita del terzo settore sembra davvero aver compiuto un balzo in avanti enorme. Proprio questo potrebbe rappresentare il limite della nuova Riforma; vista la velocità di crescita del settore e la poliedricità dei suoi canali, viene spontanea una considerazione; appena conclusa questa riforma, occorrerà immediatamente mettersi al lavoro per progettare la prossima e rendere gli stessi monitoraggi e le stesse tavole di concertazione con gli enti un’attività continuativa e strutturale.

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