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Ricerche di mercato e no profit II

Le ricerche di mercato delle imprese no profit devono tener conto di una diversa strutturazione dell’economia no profit. Non sempre questo aspetto viene tenuto in considerazione, specialmente nella sovrapposizione di impresa sociale e Pubblica Amministrazione, generando così dei “vuoti d’aria” nei servizi sociali.

Possiamo immaginare un caso esemplificativo; un’Amministrazione locale si ritrova a dover fronteggiare lo scorporamento di un servizio pubblico, per contenere i costi. La ricerca di mercato può fornire i dati di volume del servizio sociale in questione (la soppressione di una tratta del servizio di mobilità pubblica, o il servizio mensa di una scuola dell’infanzia per esempio) individuando i costi-limite della fornitura del servizio entro i quali verranno coinvolte le cooperative sociali che diventeranno, di fatto, attore sostitutivo del servizio pubblico. Il target così individuato permetterà di costruire un’offerta che possa rispondere adeguatamente alla richiesta del servizio. Sin qui, sommariamente, non vi è nulla che possa indicare una specificità del terzo settore, e l’impresa sociale si limita a coprire un “buco” che si è venuto a creare nel “pubblico”.

Il problema però rischia di presentarsi quando queste pratiche diventano non più eccezionali, ma abituali, come del resto accade nello stato sociale attuale in Italia. La costante sovrapposizione del terzo settore sull’Amministrazione Pubblica infatti rischia di non tradursi in una reale soluzione al problema, ma soltanto nel travaso della gestione di servizi pubblici. Quello che non riesce ad essere trasmesso nei nuovi assetti del welfare è la capacità, tipica del terzo settore, di farsi sistema, costruendo una rete sociale che individua non singoli bisogni (ai quali si risponde con singoli servizi) ma che sappia tradurre l’effetto di reciprocità del lavoro sociale. L’esempio più lampante di una tale gestione è stato fornito proprio da quella figura, denominata dall’acronimo LSU (quasi a voler snaturare qualsiasi riferimento alla persona), che anziché formare Lavoratori Socialmente Utili si traduceva in una onerosa (per il cittadino) spesa per la formazione.

Questo genere di analisi dovrebbe essere contemplato dalle ricerche di mercato che intendono individuare e fornire i dati relativi a servizi del terzo settore, permettendo di incrociare entro un determinato territorio, non soltanto la risposta economica diretta di un singolo servizio, ma tutte le sue ricadute (di benefici e di costi) adiacenti proprio nei termini dell’effetto di reciprocità. La discussione teorica su questo aspetto, molto in voga fino a qualche anno fa, intendeva soffermarsi soprattutto sul bisogno di diffondere una Cultura della reciprocità anche tra la Pubblica Amministrazione, ma oggi è opportuno intraprendere questa strada soprattutto sul piano organizzativo, analitico. Le ricerche di mercato allora, potrebbero indicare il modo con il quale il terzo settore potrebbe trasferire anche nella sua sovrapposizione al Pubblico tutto questo know how fatto di strategia della comunicazione e innovazione sociale si, ma anche e soprattutto da quell’effetto di reciprocità (tra persona e persona, tra impresa no profit e impresa no profit, etc…) che rappresenta la vera essenza nell’economia di sistema del terzo settore.

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