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Strategia di comunicazione nel linguaggio no porfit

Nella strategia di comunicazione per il no profit il linguaggio gioca un ruolo fondamentale, più ancora dell’immagine. La comunicazione del sociale riflette oggi le contraddizioni, e le ridondanze, di un settore che si presta difficilmente ad essere decodificato al di fuori dei soliti cliché.

La comunicazione sociale in Italia è stata per molti decenni appannaggio di quella delle parrocchie e delle sagrestie, portando anche sullo schermo televisivo il linguaggi delle organizzazioni di carità. Questo aspetto ha inciso profondamente nella costruzione delle strategie di comunicazione per il no profit, e spesso tale eredità è ancora ben riconducibile nel modo in cui si raccontano taluni progetti sociali.

Da qualche decennio tuttavia il linguaggio del no profit è cambiato anche in casa nostra, recuperando quello di area anglosassone e spesso introiettando anche la stessa terminologia. I nuovi media e mezzi di comunicazione globali poi  hanno fatto il resto, suggellando un richiamo alla terminologia che è divenuta ormai indispensabile per le associazioni no profit che intendono scrollarsi di dosso l’aria e l’aura caritatevole per i loro progetti sociali.

Non è quindi un’anomalia che tra i termini maggiormente utilizzati nella strategia di comunicazione per il no profit compaiano ai primi posti termini che, sino a qualche tempo fa, sarebbero stati incomprensibili, anche se poi nascondono concetti assodati e acquisiti da tempo.

Crowdfunding o raccolta fondi?

La terminologia che viene utilizzata per descrivere o per illustrare i progetti sociali non hanno soltanto il compito di determinare una strategia di comunicazione, intercettando il pubblico di riferimento, ma deve anche consegnare, in una traduzione, quello che è lo spirito del progetto in essere.
Ecco che allora si può assistere ad una ripresa non solo della lingua italiana, ma addirittura dell’uso di espressioni dialettali, territoriali, per fare breccia in una determinata comunità. Generalmente questo tipo di impostazione linguistica risulta maggiormente utilizzata lì dove il pubblico di riferimento è in possesso di una buona scolarizzazione, e quindi in questi casi si può parlare di una vera e propria strategia di comunicazione linguistica, a volte anche molto sottile e raffinata.

Ma al di fuori di poche eccezioni, il volume delle parole utilizzate dalle associazioni no profit o dalle agenzie che ne curano la comunicazione appare orientato verso precise direttive che, a ben guardare (ma sarebbe più opportuno dire “leggere” ) deriva direttamente da quanto hanno messo in luce da qualche anno gli studi specifici americani legati al rapporto tra linguaggio e no profit. Con una rischiosa virata di quest’ultimo verso le strategie for profit…

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