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Rendicontazione e contenuto minimo di bilancio | Parte II

 

Rendicontazione e contenuto minimo di bilancio

Il contenuto minimo di bilancio per le associazioni no profit può essere espresso in pochi, ma indispensabili principi che reggono la rendicontazione. Vediamoli.

Stato patrimoniale, rendiconto della gestione, il prospetto della movimentazione dei fondi e la relazione di missione devono poter offrire quelle caratteristiche di trasparenza che sono richieste ad una onlus per un fiduciario scambio con la propria comunità di riferimento. Le attività delle imprese del terzo settore possono differenziarsi profondamente sia per i propri fini strategici, sia per la propria classificazione.  Un’associazione sportiva, ad esempio, al momento di stendere il proprio bilancio annuale onlus avrà ben altre voci rispetto (ad esempio)ad una cooperativa di servizi alla persona, ma questi principi vengono definiti “minimi” proprio per la loro universale applicazione per quasi tutte le imprese del terzo settore.

Lo stato patrimoniale deve illustrare tutte le proprietà delle associazioni no profit, definito patrimonio netto, suddiviso in libero, vincolato e fondo di dotazione. Il patrimonio libero è costituito dalle riserve e dai risultati gestionali realizzati liberamente utilizzabili. Il patrimonio vincolato invece indicherà la qualità patrimoniale a disposizione dell’associazione vincolate da scelte di terzi soggetti, perlopiù donatori. Il fondo di dotazione può essere sia libero che vincolato, come previsto dallo statuto dell’associazione.

Il rendiconto della gestione (o rendiconto gestionale)  rappresenta forse l’elemento finanziario più importante nel rapporto tra l’associazione e la sua comunità di riferimento. Il suo compito è quello di disegnare l’andamento della onlus gestione contabile in un determinato periodo, o per determinati progetti, e può rivelarsi un ottimo viatico per veicolare una comunicazione sociale di obbiettivo capace di attirare nuovo pubblico e, dunque, nuove risorse. È qui opportuno aprire una breve parentesi sulla capacità che le aziende del terzo settore hanno nel riuscire a valorizzare in termini di comunicazione le modalità in cui le associazioni hanno saputo utilizzare le risorse e raggiungere gli obbiettivi sociali previsti. Un insegnamento che anche le aziende del profit, negli ultimi anni, hanno cominciato a sfruttare.

Anche il prospetto della movimentazione dei fondi può essere ritenuto come un’arma a disposizione delle associazioni di volontariato per veicolare la loro mission, e per indicare le modalità con le quali sono pervenute ad un risultato acquisito. Il prospetto dovrà suddividere necessariamente i fondi vincolati da quelli non vincolati e mostrerà i movimenti delle risorse accolte nel patrimonio netto articolando il loro impiego rispetto alle condiziono di vincolo.  L’esempio più concreto è quello della realizzazione di un progetto sociale grazie al finanziamento di uno o pochi soggetti (ad esempio una fondazione bancaria o un’importante marchio).

Infine ma non ultima la relazione di missione. Le imprese sociali si avvalgono in fase di rendicontazione di questo strumento per illustrare i cambiamenti strutturali dell’azienda (motivando questi cambiamenti con nuove specifiche esigenze di missione) e per operazioni gestionali straordinarie. Questo documento permette di aver sempre chiaro il fine statutario dell’associazione no profit, includendo pur tuttavia qualsiasi elemento di novità e di sviluppo nella gestione delle risorse. Un elemento, questo, che permette di tradurre anche in un linguaggio fiscale (che deve per forza di cose essere schematico) la straordinaria elasticità di un’economia di un’impresa del terzo settore.

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