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Fundraising o business?

Parte oggi il più importante evento dedicato alla formazione per il fundraising italiano. Tre giorni di incontri e scambi di prospettive, ma soprattutto molta formazione in un festival che si struttura come un meeting.

Da due anni si è ormai trasferito da Castrocaro a Pacengo di Lazise, in provincia di Verona, ma resta uno dei punti di riferimento per l’orientamento al fundraising in Italia. Si tratta del Festival del Fundraising in programma da oggi sono a venerdì in una tre giorni ricca di proposte, progetti e programmi per la raccolta fondi del no profit. Il taglio internazionale è assicurato dall’intervento di numerosi esperti e responsabili di Emotional Marketing non solo italiani, ma anche stranieri. Il mondo anglosassone è del resto sotto questo profilo un punto di riferimento imprescindibile, con quella capacità di riuscire a mettere insieme strumenti differenti costruendo un contenitore che riesca efficacemente a contenerli tutti. Nasce così la forma festival, ovvero un meeting nel quale vengono sviscerati e presentati le attrezzature indispensabili per chi voglia occuparsi di fundraising, o per chi vuole restare aggiornato.

Forse è anche questo un modo di intendere la rete sociale nel terzo settore, mettendo in comunicazione esperienze diverse, anche molto piccole, per provare a condividerle, sulla scorta di una formazione che in quanto “emozionale” difficilmente si lascia imbracare in una tecnicità professionalizzata. La ricetta principale allora è quella di costruire innanzitutto un evento nel quale si possa respirare un’aria di innovazione e di fiducia nella mission del no profit attraverso lo strumento del fundraising. La forma che prevede il pernottamento, all’interno della stessa struttura d’accoglienza, rende sicuramente questa esperienza un’efficace palestra dove farsi le ossa per poter poi, in seguito, riportare questa stessa atmosfera anche nei singoli progetti sociali, ma alza al contempo anche la quota di partecipazione parzializzando ben presto l’accessibilità degli stessi addetti ai lavori, volontari o lavoratori di associazioni no profit  che certo non possono permettersi meeting da professionisti del settore.

Il programma, estremamente ricco (24 corsi pratici, 32 workshop e un’ottantina di relatori) impone di fare delle scelte in quanto è impossibile seguire tutte le 53 ore di formazione e di discussione previste. La scelta però permette immediatamente di costruire un proprio percorso, dando da subito un taglio preciso a quello che si intende come fundraising. Molti sono infatti gli aspetti che riguardano una raccolta fondi, dal piano di comunicazione (con workshop dedicati anche in maniera mirata alla comunicazione sociale in formato “social” da 140 caratteri) alla retention (ovvero l’importanza di assicurarsi e mentenere la fedeltà dei donatori) alla diffusione della campagna (strategie di posizionamento) oltre alle indispensabili nozioni sulla normativa raccolta fondi onlus evidentemente in continuo aggiornamento.

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