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La raccolta fondi della messaggistica solidale

L’SMS solidale è uno strumento per la raccolta fondi messo a disposizione dai gestori di telefonia per le imprese del terzo settore. È uno strumento molto efficace soprattutto per finanziamenti per progetti sociali umanitari, come nel caso delle emergenze dovute a calamità naturali o a improvvise epidemie, mentre lascia ancora perplessi il suo utilizzo per progetti che non richiedono un’urgente tempestività.

Fu l’operatore Vodafone a lanciare per primo, nel 2002, il servizio del Super Messaggio Solidale per una raccolta fondi volta a fermare l’Aids. Probabilmente oggi una tale campagna riscuoterebbe ben poco interesse, non soltanto perché si ritroverebbe a dover “concorrere” contemporaneamente con una dozzina di altre campagne che utilizzano l’SMS solidale, ma anche perché indubbiamente il tipo di strumento privilegia “l’attuale” rispetto al “necessario”. Sono queste, considerazioni che potrebbero certamente essere approfondite sul piano specifico della sociologia, ma devono essere comunque tenute presenti, seppur con una dovuta elasticità, per entrare nel merito dell’analisi di uno strumento di fundraising controverso, ma spesso terribilmente efficace.

Bisogna innanzitutto dire che l’SMS solidale (tutti quelli con il prefisso 455xx) viene concesso da tutti gli operatori telefonici (prendendo però accordi con ciascuno di essi) a tutte le organizzazioni non lucrative di utilità sociale che ne facciano richiesta, e senza alcun costo di addebito, ne per commissioni ne per scatto alla risposta. Godendo anche delle agevolazioni fiscali inoltre, l’importo della raccolta fondi non subisce alcuna tassazione, ma esiste un codice di autoregolamentazione per le raccolte telefoniche no profit al quale le ONP devono attenersi.

Il codice prevede una serie di ovvie regolamentazioni come l’iscrizione all’anagrafe delle onlus e la registrazione onlus all’agenzia delle entrate, l’ultimo bilancio annuale che testimoni dell’esistenza dell’associazione da almeno un anno, e una trasparente rendicontazione su quanto ottenuto dalla raccolta fondi e di come essa sia spesa. Elemento fondamentale per l’approvazione di assegnazione di un numero solidale è infatti costituito proprio dal progetto sociale presentato in quanto i numeri solidali non possono disporre raccolte fondi di tipo generico, come ad esempio per la sussistenza dell’associazione o per far fronte alle spese di gestione. Il progetto deve essere ben dettagliato e illustrato in maniera chiara onde non creare confusione tra i donatori. La velocità e la tempestività dello strumento del numero solidale si basa infatti proprio sulla possibilità di chiedere un aiuto immediato, concreto e finalizzato ad uno scopo preciso. L’ultimo elemento sul quale si fonda la discrezionalità da parte degli operatori di fornire il loro servizio (non essendo a pagamento la scelta è assolutamente discrezionale) è infine il piano di comunicazione che l’organizzazione no profit intende presentare per proporre il proprio numero solidale. Questo deve interessare l0intero territorio nazionale con una presenza sui principali organi di informazione e con una capillare diffusione al fine di rendere il servizio il più visibile possibile. È questo indubbiamente quel “cambio di quota” che permette di non avere centinaia di richieste ma soltanto poche decine (che però sembrano diventare già troppe) di organizzazioni strutturate che possono fronteggiare una campagna pubblicitaria (si direbbe di informazione, ma di fatti è una vera e propria campagna pubblicitaria) che comporta dei costi, economici e organizzativi, senz’altro non indifferenti.

Se tutti questi requisiti sono soddisfatti, le compagnie telefoniche possono assegnare un numero 455xx alla associazione no profit che ne ha fatto richiesta, avviando così una raccolta fondi che permetterà di donare, tramite un SMS, 1, 2 o 10 euro, per un periodo non superiore a venti giorni. Una stessa associazione non potrà comunque richiedere questo servizio più di due volte l’anno, onde evitare un accavallamento e un effetto boomerang che può facilmente trasformare una campagna fundraising in una insistente (e fastidiosa) richiesta di elemosina. Basta pensare che in questo momento (tra maggio e metà giugno), pur se soltanto quella per il recentissimo terremoto in Nepal è sulla notizia, le campagne di raccolta fondi tramite i numeri solidali sono più di venti, ma difficilmente riescono a godere della dovuta attenzione, specialmente, e questo è un paradosso, quando si ritrovano in concomitanza con un evento imprevedibile e che impone un’immediata urgenza.

L’efficacia di questo strumento di raccolta fondi per il terzo settore è comprovato nei numeri (basta pensare che la sola Vodafone in 13 anni ha “tradotto” più di 100 milioni di euro tra raccolte pianificate e di emergenza) ma rappresenta pur sempre una forma di finanziamento di tipo invasivo, e quindi occorre muoversi con estrema cautela per non rompere quel delicato equilibrio che vige tra la donazione e l’omologazione.

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