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Quale cultura? Una risposta del terzo settore

 

 Quale cultura? Una risposta del terzo settore

 

Il patrimonio artistico dell’Italia vive da sempre un precario equilibrio economico. Non sempre l’intero patrimonio può essere gestito dalle soprintendenze con uguale attenzione, e così, spesso, veri e propri tesori artistici non riescono a produrre un solo euro. La situazione è vissuta con maggior problematicità per tutto quel patrimonio storico e artistico che si trova lontano dai centri nevralgici del turismo di massa. Da tempo le imprese del terzo settore stanno cercando di affrontare la questione, con il principale obiettivo di creare nuovi posti di lavoro.

Lo stato sociale attuale in Italia sembra infatti offrire una serie di disfunzioni che, però, se ben organizzate, possono tradursi in un mix esplosivo di crescita. Da un lato abbiamo la più alta percentuale di disoccupati (44,5%), dall’altra, questa stessa generazione che per metà è disoccupata, è quella più preparata, con il più alto numero di diplomati e laureati. Si tratta insomma di una generazione altamente formata che tuttavia non ha potuto ancora ripagare, in termini di paese, il costo della formazione ricevuta.

Le associazioni culturali si trovano così sempre più spesso gestite da un volontariato che è formato da giovani altamente istruiti e già inseriti in ambito formativo entro quello che è il patrimonio storico ed artistico della Nazione.  Molti dei giovani disoccupati infatti, provengono da una formazione, anche universitaria, di tipo umanistico quando non specificatamente storico artistico. La possibilità di potersi avvalere di un’enorme potenziale umano entro un ambito specifico come quello della cultura, indurrebbe qualsiasi imprenditore a cercare di ottenere la possibilità, da parte delle sovrintendenze, di organizzare e gestire con innovazione tutto quell’apparato informativo e didattico che ruota intorno al turismo culturale.

Molti progetti, anche importanti, che stanno vedendo la luce in questi ultimi due anni, vedono proprio la presenza di associazioni culturali  che ideano e propongono un nuovo tipo di economia per specifici ambiti culturali territoriali. Lo scopo è quello di creare una rete sociale che riesca a coinvolgere anche cooperative sociali di tipo b per creare nuovi posti di lavoro.

Un progetto di questo tipo ad esempio sta vedendo la luce tra i castelli della Luinigiana, ovvero su tutta la costa che va dalla bassa Liguria sino alla Toscana, dove decine e decine di castelli sono dislocati su un territorio indubbiamente fantastico, ma non attratto dalle attenzioni del turismo di massa. Qui, la Fondazione Italiana Accenture (ente no profit) ha raccolto oltre 500 progetti per rivalorizzare le bellezze culturali con un duplice scopo: creare una tutela sostenibile ai beni artistici e, al contempo, creare nuova occupazione.

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