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change makers II

L’innovazione sociale dei Change Makers (part II)

In programma a Siracusa il prossimo giugno lo startup weekend di innovazione sociale per il no profit.  Come presentare  la propria idea? Alcune linee guida per mettere a frutto le 54 ore nelle quali presentare, sviluppare e strutturare il proprio progetto sociale all’interno dei Change Makers, veri e propri sviluppatori di idee per l’innovazione sociale del terzo settore.

Condensazione. È questo l’unico pericolo che si corre quando si partecipa ad uno startup weekend. Per il no profit, poi, la versatilità delle imprese sociali e dei loro obiettivi (ambiente, territorio, salute, cultura…) impone almeno una seria disciplina per seguire in maniera produttiva i progetti posti sul tavolo. Ma come si svolgono, nello specifico, i Change Makers? Quale “scaletta” seguono? E come ci si deve presentare per poter mettere pienamente in mostra la propria idea?

Spesso 54 ore non sono sufficienti per sviluppare un solo progetto, figuriamoci se i progetti sociali da prendere in esame sono diverse decine. Il tempo è tiranno, e la condensazione rischia di creare nella nostra testa soltanto confusione. Ecco perché è bene presentarsi al proprio Change Makers avendo innanzitutto ben chiaro perché ci si trova lì. Si vuole presentare un proprio progetto o si vuole “imparare” sviluppando a fondo tematiche e problematiche poste da altri? Questo primo indispensabile orientamento deve coincidere con una “preparazione” ad hoc al fine settimana proprio per evitare che la condensazione di tempo, di spazi e di parole, non lascino al lunedì soltanto una gran confusione.

La prima cosa da tener presente è che negli startup week end non esistono reali “pause”. Spesso molto di quello che succede accade proprio fuori dai tavoli di lavoro, come ad esempio a pranzo o a cena. Sono questi infatti i momenti nei quali i mentor e gli speakers sono più disponibili a uscire fuori traccia, ed è proprio nel “fuori traccia” che si imparano i trucchi del mestiere, o quanto meno la tecnica nascosta.

Seconda cosa da tenere in grande considerazione è il calendario e il piano di giornata; generalmente il primo pitch (presentazione) dei partecipanti è fissato in interventi brevissimi (3 o 4 minuti, con “batterie” di 25-30 presentazioni di idee). In tre minuti occorre allora preparare un’efficace intervento per catalizzare la maggior attenzione possibile in quanto delle 30 idee soltanto 15 accederanno alla parte sviluppatrice. La finestra delle presentazioni è collocata immediatamente dopo la presentazione dei mentor e le eventuali domande che saranno rivolte. È fondamentale mettere in relazione questi due momenti ed inquadrare immediatamente il tema di fondo ed i ganci di sviluppo presentati dai mentor proprio al fine di sottolineare le potenzialità della propria idea proprio in direzione di uno sviluppo ben preciso. Occorre precisare che al termine della fase di sviluppo, i progetti sociali avranno a disposizione un secondo pitch di (8-10 minuti l’uno) per presentare i propri project management e convincere la giuria e gli eventuali investitori.

Nei Change Makers la votazione finale è la risultante di un giudizio che tiene conto sia di una giuria di esperti che della votazione di tutti i partecipanti e dei visitatori, per cui è importante non focalizzare la propria attenzione soltanto sui mentor ma tenere conto anche della platea che è il primo pubblico “sociale” che incontrerà il vostri progetto e per tanto va tenuto in estrema considerazione per osservare l’impatto che quest’ultimo ha sotto il profilo comunicativo. Il parere degli esperti è infatti generalmente un parere “tecnico” (sostenibilità del programma di business plan, competitività, marketing, etc.) mentre sul giudizio del pubblico influiscono maggiormente le componenti emozionali, dunque quelle veicolate dalla vostra strategia di comunicazione.

Gli startup weekend non sono talent dell’imprenditoria, bisogna tenerlo presente, sempre. Non si partecipa ad un Change Makers per aprire una società cooperativa, può succedere, certo, di incontrare la persona giusta al momento giusto, ma non nascono per questa ragione. Il loro obbiettivo è quello di creare una nuova idea di impresa, una nuova idea di come sviluppare entro una rete sociale determinate problematiche territoriali, mettendo in campo quante più leve si riesce ad azionare. Si impara una ginnastica, che è la ginnastica del “fare”, del fare impresa nel no profit. Probabilmente sono molto più produttive e istruttive per chi le frequenta senza voler portare avanti la propria idea, ma aprendo la propria intelligenza per sviluppare un’idea che viene da qualche altra parte, e che ora dopo ora cambia paternità, si mescola e si contamina sino a divenire non più espressione di un’individualità, ma di una territorialità. È tutto qui, semplice a dirsi ma non altrettanto a farsi. È il Terzo settore.

Startup weekend Siracusa Change Makers, 12, 13 e 14 giugno 2015

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