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comunicazione sociale

Quando la comunicazione sociale si rende virale

Il fenomeno della comunicazione sociale virale non è prevedibile e richiede la partecipazione di moltissimi elementi esterni; tuttavia, il periodo migliore per l’applicazione di queste tipologie di campagne restano i mesi estivi.

La più nota resta senza ombra di dubbio quella promossa da ALS per promuovere la conoscenza della sclerosi laterale amyotrofica; si trattò allora di una sfida lanciata quasi per caso dai due fondatori della ALS, e che consisteva nel versarsi un secchio d’acqua sulla testa, per poi nominare alti sfidanti a fare lo stesso nelle 24 ore successive.

A distanza di quattro anni la campagna di comunicazione sociale dell’Ice Bucket Challenge resta ancora se non la più prolifica, indubbiamente quella più eclatante. La risposta del pubblico fece schizzare i contatti sul sito dell’organizzazione e sulle pagine twitter, raccogliendo oltre 115 milioni di dollari nel corso dell’estate 2014. I video postati sui social legati all’Ice Bucket Challanger si sono contati in oltre 1,2 milioni, mentre i riferimenti su twitter superano i 2 milioni:numeri impressionanti che hanno dato una popolarità enorme alla comunicazione sociale della sclerosi laterale impensabili da raggiungere con qualsiasi altra campagna pubblicitaria o di sensibilizzazione.

La rete sociale dei social network

Da allora, le campagne di comunicazione sociale che hanno provato e provano tutt’ora a rendersi virali ne sbocciano in continuazione, ma restano pur sempre entro numeri “contenuti”. L’inglese RLNI ha lanciato lo scorso anno la campagna H2Only, una campagna di comunicazione sociale per salvare vite in mare accettando la sfida di non bere altro che acqua per 10 giorni consecutivi. Si tratta di strategie che mirano immediatamente a voler avere un respiro “virale”, appetibile dalle masse dei social e di internet in generale, ma che tendono anche ad apparire forzate, mentre uno degli ingredienti vincenti di questo tipo di iniziative resta l’assoluta autenticità delle operazioni di “rimbalzo” mediatico.

Il periodo estivo sembra tuttavia garantire quella partecipazione e quella disponibilità da parte del grande pubblico, indispensabile per promuovere in una rete sociale questo tipo di campagne di comunicazione sociale. Il fenomeno delle campagne virali per il terzo settore si dimostrano poco adatte a pubblicizzare un determinato progetto sociale, ma si rendono più appetibili quando individuano nella sola sensibilizzazione ad un tema (sociale e social al contempo) il loro oggetto di ricerca.

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