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elevator pitch

Il no profit prende l’ascensore

Nel no profit le startup delle imprese sociali hanno lo stesso problema delle normali startup: reperire finanziatori. Qual è la tecnica per esprimere nella maniera più sintetica, ma efficace, il vostro progetto sociale? Cos’è un’elevator pitch e come si struttura per una impresa sociale.

L’origine è ovviamente americana, e ne riporta tutta la sua essenza: sintesi, velocità e decisione. L’elevator pitch è una presentazione della propria proposta di imprenditoria in un tempo ristretto ( da 30 a 150 secondi ) al fine di convincere l’interlocutore sulla sua portata imprenditoriale. Il suo termine deriva proprio da un occasionale e ipotetico incontro in ascensore con un investitore; come convincerlo a scommettere sul proprio progetto prima che raggiunga il suo piano? Ecco allora che si rende necessaria l’idea di costruire una tecnica di comunicazione che possa mettere in campo, ben condensati, tutti gli elementi; sintesi, velocità e decisione.

Molto si è discusso, in passato, sulla possibilità o meno di poter gestire in questo modo anche la strategia di comunicazione per i progetti sociali. Il forte incremento delle stratup a vocazione sociale degli ultimi anni ha completamente spazzato ogni questione etico-morale; stare a guardare vorrebbe soltanto dire perdere nuove possibilità di finanziamento. E allora ecco che l’elevator pitch non solo è entrato pienamente nel piano di comunicazione del terzo settore, ma è divenuto anche il format più diffuso per convincere non più soltanto i finanziatori in giacca e cravatta, ma anche la visibilità stessa di un progetto sociale, il suo valore sociale, la sua urgenza, la sua buona causa.

Che il supporto sia video, scritto, o orale come nella forma originaria dell’elevator pitch, si tratta sempre di una forma comunicativa estremamente condensata. Nasce allora l’esigenza di chiedersi se una tale strategia di comunicazione possa riportare appieno la portata di un progetto no profit, al di là del progetto stesso, nella sua declinazione pienamente sociale. Un’elevator pitch efficace deve immediatamente colpire l’investitore con i suoi punti forza, sul piano imprenditoriale, illustrandone le sue potenzialità. Nel no profit questo aspetto è vincolato direttamente al piano sociale, offrendo innanzitutto un miglioramento delle condizioni sociali, e quindi la questione già si complica.

Dobbiamo immaginare il nostro ipotetico viaggio in ascensore non con un investitore finanziario, ma con l’intera comunità. È in questo modo infatti che un progetto riesce a farsi sociale, territoriale, applicativo di un “fare impresa“che sia collettivo. La radice del no profit, con le sue associazioni di volontariato e le sue onlus, poggia proprio su questo ceppo che non poggia sulle convinzioni dell’utilità o meno di una startup di innovazione sociale, ma sulla sua necessità. L’innovazione di un progetto sociale, sotto quest’ottica, non è quell’elemento puramente aggiuntivo che permette ad una impresa sociale di accedere ad una nuova classe di finanziamenti regionali o a nuovi bandi di gara, ma diviene la parte necessaria del progetto stesso che altrimenti, non potrebbe essere compiuto. Insomma, diviene l’unico modo possibile per fare quella determinata cosa, per risolvere quel determinato problema, e non ce ne possono essere altri. Questo, in definitiva, è quello che deve contenere un elevator pitch di un progetto sociale. Convincere l’interlocutore (cioè tutti noi) dell’assoluta necessità di intervenire su un’urgenza con un determinato approccio, con una determinata tecnologia e, di conseguenza, con un determinato business plan.

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