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una startup di una cooperativa contro le ecomafie

Una startup di una cooperativa sociale contro le ecomafie

La cooperativa sociale Ventuno e la sua idea imprenditoriale contro le ecomafie. Un esempio virtuoso di comunicazione e collaborazione tra profit e no profit.

Nata dalla volontà di due figli di vittime della camorra, la cooperativa sociale Ventuno fonda proprio su basi morali il suo impegno sociale in uno dei territori più colpiti dalle ecomafie negli ultimi due decenni. Secondo i dati forniti da Legambiente in Campania vengono prodotti circa 1,3 miliardi di buste di plastica illegali, ovvero 10 mila tonnellate di sacchetti non conformi, che incidono pesantemente sul piano ambientale e su quello economico. Il loro valore, infatti, sarebbe stimato intorno ai 72 milioni di euro, con un introito della sola Iva (se fossero legali) che ammonterebbe ad oltre 16 milioni di euro. Fu proprio Federico Del Prete, padre di uno dei due fondatori della cooperativa sociale Ventuno, a denunciare il racket delle buste di plastica nel mercato di Mondragone, e per questo poi ucciso nel febbraio del 2002.

La volontà di mettere in piedi una startup di innovazione sociale come la cooperativa Ventuno diviene quindi un esempio particolarmente virtuoso nello stato sociale della terra dei fuochi, ma allo stesso tempo permette anche di costruire non soltanto un sogno imprenditoriale, ma appunto, un vero e proprio progetto sociale.

Ecco perché la cooperativa ha potuto guadagnarsi anche l’appoggio di uno dei colossi dell’industria chimica leader proprio nella produzione di shopper e imballaggi in plastica ma molto attenta ai progetti sociali messo in atto proprio per garantire il rispetto delle normative ambientali nel settore degli imballaggi. La collaborazione permette alla cooperativa Ventuno non solo di poter avvalersi del know out di lavorazione, ma soprattutto consente alla giovane startup un salto qualitativo sotto il profilo della comunicazione.

Una strategia di comunicazione che era stata introdotta sul territorio già dal Comune di Caiazzo (premiato lo scorso luglio da Legambiente proprio per l’efficacia e l’originalità della sua campagna “duorm’ Carmè” sulla raccolta differenziata) che dal 2008, in anticipo sull’entrata in vigore della legge del 2012 sull’illegalità dei sacchetti di plastica non biodegradabili, fu il primo comune italiano ad adottare unicamente bioshopper. La cooperativa sociale si inserisce quindi su un territorio già sensibilizzato sulle questioni ambientali, ma che è ancor povero di un’imprenditoria che sappia coniugare sociale e sviluppo. Il piano di comunicazione quindi, si è impostata immediatamente sull’imperativo di ribellione contro le ecomafie del territorio, con lo slogan “scegli la busta giusta!” che compare sull’intestazione delle buste, proprio come un vero e proprio brand, segno inconfondibile di chi vuol sostenere sul proprio territorio una campagna sociale, e chi no.

Occorre tener presente questa inedita cooperazione sociale di partecipazione e collaborazione tra Amministrazione, Industria e cooperativa sociale che possono esprimere un potenziale enorme, anche in territori dove i numeri dell’economia illegale farebbero gettare la spugna a chiunque.

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