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La rete sociale del terzo settore 2.0

La rete sociale del terzo settore 2.0

 

La rete sociale del terzo settore, ovvero, dalla pubblicazione alla condivisione. È questo, in estrema sintesi, il passaggio dal World Wide Web (www) al web 2.0. Con questa evoluzione il campo delle informazioni non è soltanto veicolato dalle “finestre” più attrezzate, ma anche e soprattutto i “pesci piccoli” possono saltare nella rete.

 

Per le associazioni di volontariato e per tutte le tutte le associazioni non profit, specialmente di piccole dimensioni, l’evoluzione operata dal web con l’apporto dei social network (Facebook, Twitter, Youtube ecc.) sta rappresentando una vera e propria occasione per allargare i propri bacini, costruendo una rete di informazioni condivise che veicola le informazioni, i progetti e le attività svolte. Si assiste insomma ad una vera e propria riscrittura di quello che è il piano di comunicazione per il no profit, una riscrittura che tuttavia riprende il canale preferenziale delle ONP, vale a dire il contatto diretto face to face.

 

Il web 2.o permette infatti proprio di mettere in relazione, e quindi in contatto, tutti i dispositivi terminali domestici presenti, uno per uno, costruendo una rete social che altro non è se non la naturale evoluzione della rete sociale operata e costruita dalle associazioni del territorio. Con una differenza. Dalle decine di contatti possibili in una giornata di attività da “gazebo” nella piazza della cittadina, si passa immediatamente alle migliaia di “clik” ai contenuti virtuali di social network.

 

La sostanza è ovviamente diversa, e quindi non si deve cadere nell’errore di comparare questi numeri, perché rimandano a curve inversamente proporzionali non’appena ci si sofferma su altri obiettivi, primo fra tutti, la raccolta fondi. Seppur in rapida ascesa, con dati a dir poco interessanti (ne abbiamo scritto recentemente), le campagne di fundraising non hanno ancora valori percentuali assimilabili a quelli della raccolta fondi face to face, e questo sia in termini di valore assoluto e soprattutto in termini di fidelizzazione del sostenitore. Ciò nonostante, il mondo “liquido” dei social permette di utilizzare una vasta gamma contenutistica che possono davvero svolgere un ruolo importante per far conoscere il proprio progetto sociale, anche per associazioni estremamente piccole.
Pensiamo ad esempio a piattaforme per la condivisione di materiale multimediale come Youtube. Un’associazione no profit può utilizzare questo strumento per creare un proprio canale (iscrivendosi e creando un “account”, gratuitamente) sul quale “caricare” dei filmati o dei video per diffondere e far conoscere il proprio operato. Sono state soprattutto le cooperative sociali per l’assistenza socio sanitaria a individuare, già da diversi anni, questo strumento come uno dei più efficaci per mettere in relazione ed in contatto persone bisognose delle stesse cure o istruzioni di carattere medico. Creare un filmato nel quale un paziente racconti la propria esperienza può essere di grande aiuto non solo ad altri pazienti affetti da medesime patologie o con gli stessi bisogni, ma anche per veicolare al meglio l’operato di un progetto, dando risonanza, creando interesse e quindi potenziare il proprio “appel”.

 

I social network da bacheca (come Facebook, o Google Plus) amplificheranno la cassa di risonanza perché permettono al loro interno di supportare tali contenuti, creando a loro volta condivisioni che diffondono il messaggio, anche di associazioni estremamente piccole, ad un pubblico sempre più vasto, potenzialmente, globale.
Nei numeri vi è tutta la portata di questo fenomeno. Dai monitoraggi effettuati (per l’anno 2013) dalla Fondazione Sodalitas in collaborazione con L’istituto Italiano della Donazione, emerge il forte incremento dell’utilizzo dei social network da parte delle organizzazioni no profit. La piattaforma Facebook si conferma la più utilizzata dalle ONP con l’86% di associazioni presenti con un proprio “profilo”, seguono Youtube al 50%, Twitter (47%), seguiti da Google+ (27%) e Linkedin, che però sono in fortissima crescita rispetto al 2012, (Linkedin passa dal 14 al 23%).

 

Siamo di fronte ad una rete sociale del terzo settore estremamente sviluppata e complessa, non complicata, ma capace di intervenire e diffondere le informazioni in maniera capillare, con messaggi che, opportunamente coordinati (occhio ai Tag quando si inseriscono contenuti!) possono creare un passaparola efficace come un battage pubblicitario ma senza l’invadenza della proposta pubblicitaria. Perché non rivolta a creare domanda, ma volta a fornire risposte. Nella condivisione

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