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Una strategia di comunicazione per il terzo settore: il colore

 

Scala cromatica

In una strategia di comunicazione il colore rappresenta il livello più immediato. Indovinare l’abbinamento cromatico per il proprio marchio, soprattutto per le imprese del terzo settore, può rivelarsi più complesso di quanto sembri. E non è una scelta di poco conto.

Ci troviamo ancora una volta su quel territorio di scambio tra il no profit ed il profit. Infatti se per quest’ultimo ogni aspetto dell’identità visiva aziendale è stato ampiamente studiato, non si può certo dire la stessa cosa per  le aziende del terzo settore. Le cause di questa originaria sottovalutazione risiedono nel fine etico delle Onlus, fine che evidentemente non richiedeva una scelta “sensoriale”ma appunto etica, eppure cominciano a delinearsi, ormai da due decenni, canoni sempre più precisi in merito al posizionamento cromatico delle imprese e delle associazioni di volontariato.

Il punto non è da sottovalutare. Se ci si limita ad esempio al solo marchio delle associazioni no profit, si capisce immediatamente come questo, da solo, debba veicolare due elementi molto diversi. Innanzitutto deve poter immediatamente essere riconoscibile, leggibile e insomma avere in se tutti quei parametri gestaltici tipici di un logo, di un sigillo. In secondo luogo, deve veicolare un messaggio etico, posizionando immediatamente l’”azienda” entro l’universo del terzo settore, che già di per se è molto variegato.

Le prime associazioni a doversi porre questo quesito, in tempi non sospetti, sono state le organizzazioni umanitarie. Dovendo operare in contesti internazionali, spesso a contatto di culture lontane da quelle europee, tutti questi elementi diventavano indispensabili per essere facilmente riconoscibili, con un messaggio chiaro e inequivocabilmente recepito anche dalle tribù più recondite. Ovviamente il pensiero va immediatamente alla Croce Rossa o alla Mezzaluna Rossa, fondate un secolo e mezzo fa e immediatamente riconoscibili a praticamente qualsiasi latitudine, ma possiamo anche pensare a realtà molto più recenti, come il caso dell’associazione Medici Senza Frontiere e l’italiana Emergency. Non è un caso che tutte queste ONG abbiano lo stesso indizio cromatico.

E quali sono i codici cromatici (se esistono) per le Associazioni o per le Cooperative di Servizi? La risposta non può essere così categorica, un conto è andare in emergenza su un campo di guerra, un altro è operare con altri tipi di bisogni sociali, meno urgenti ma ugualmente indispensabili. Di sicuro il colore è un vero e proprio alfabeto, con i suoi verbi cromatici che rimandano sempre a emozioni condivise.

Per trovare il colore giusto per la propria associazione no profit si tratterrà allora di sapersi muovere, con l’aiuto di un grafico, ma anche con il proprio “sentire”, all’interno di questo alfabeto.

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