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La rendicontazione come strategia di comunicazione

La rendicontazione come strategia di comunicazione

E’ possibile che il momento della rendicontazione possa trasformarsi in una strategia di comunicazione? Può uno strumento fiscale farsi veicolo di comunicazione, rafforzando in questo modo l’uno e l’altro fine? Ecco l’esempio di come una buona pratica di un’Associazione no profit può creare vantaggi a “caduta” coinvolgendo in questo modo tutti gli associati.

In genere è buona norma affiggere il proprio bilancio annuale in associazione, per almeno due settimane, di modo da poter osservare in questo modo la perfetta trasparenza, baluardo fiscale di ogni onlus. Questa norma (facoltativa, non prevista esplicitamente dalla legge) tuttavia, non sempre riesce ad essere osservata, a volte per pura disorganizzazione, più spesso perché le attività e i ritmi di un’associazione non permettono un solo momento di “riflessione”.

Eppure il momento della rendicontazione può trasformarsi da un obbligo fiscale ad un’occasione di strategia di comunicazione, offrendo lo spunto per creare i presupposti pubblicitari (nel senso migliore del termine) del proprio operato. Si tratta allora non più di vedere il bilancio annuale Onlus come un documento rivolto ai soli soci (quando va bene, come abbiamo visto), ma aperto soprattutto a chi socio non lo è ancora e quindi, potrebbe diventarlo. Ecco allora che un adempimento fiscale può tramutarsi in biglietto da visita, che parlerebbe la lingua più chiara del mondo. Quella dei numeri.

In un’associazione no profit gli aspetti fiscali rappresentano il massimo grado di trasparenza e di coinvolgimento con i soci, che sono, di fatto, i numeri di bilancio in carne e ossa. Poter constatare, verificare con mano, come il proprio contributo sia attore attivo entro un complesso esercizio di progetti sociali è la massima aspirazione di qualsiasi associato. È un circolo rigenerativo, che rafforza il patto di collaborazione e di partecipazione tra associazione e tesserati. Non a caso questo tipico meccanismo è facilmente rintracciabile nelle associazioni sportive, legate di certo anche da un’appartenenza ai colori societari, ma soprattutto rafforzata dalla constatazione di come un gruppo di atleti cresca, gara dopo gara, imponendosi su scenari sempre più allargati.

L’occasione allora potrebbe essere quella di fare del proprio bilancio annuale onlus un volantino o un pieghevole (si stampano a pochissimo prezzo anche tramite internet) da diffondere non solo ai soci (ai quali potrebbe essere addirittura recapitato nella buca delle lettere) ma anche a chi socio ancora non lo è. Le occasioni per diffondere un tale messaggio non mancherebbero di certo, soprattutto se integrato ad un’attività proposta dalla stessa associazione, entro la quale si verrebbe in contatto con persone che si sono volute già avvicinare all’associazione, ma che non si sono ancora volute far coinvolgere del tutto.

Insomma, un biglietto da visita che non abbia un piano di comunicazione volto a spiegare il “cosa” si sta facendo, ma il “come”. In questo senso la strategia di comunicazione da adottare permette un profondo e proficuo scambio di ruoli. Qui la “mano tesa” non è quella che il nuovo socio tende all’associazione sulla base di un patto di fiducia in potenza, ma è l’associazione stessa che tende offre la propria trasparenza come patto fiduciario con il nuovo tesserato.

Questa strategia di comunicazione viene utilizzata molto dalle grandi realtà associative del terzo settore. Sovente vengono comprate e pagate pagine di giornali per trasformare il momento della rendicontazione in una strategia di comunicazione. Dal momento che le somme investite in questo tipo di pubblicità (che soltanto gli ingenui possono considerare rivolto ai soli soci) sono non poche, è anche evidente che il gioco vale la candela. Applicare questa stessa comunicazione sociale per il no profit anche alle realtà di dimensioni più modeste, sino a quelle medio-piccole, può essere sicuramente il modo per trasformare le scadenze fiscali in un momento di condivisione, quindi di comunicazione. La spesa per applicare questo marketing può essere facilmente proporzionata in base alle proprie disponibilità, ma vale davvero la pena metterle in conto. Ultima cosa, non dimenticate di inserirla in bilancio…

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