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Nuove linee guida per il terzo settore

Nuove linee guida per il terzo settore

Il testo del disegno di legge per la riforma del terzo settore inserisce alcune novità che potrebbero influire molto positivamente sullo sviluppo delle imprese sociali. Ma resta da capire quali saranno i metodi adottati per porre in essere le nuove linee guida.

Il rilancio dell’impresa sociale diventa dunque un nodo centrale non soltanto dal punto di vista economico (la sola cooperazione sociale genera un giro d’affari di circa 10 miliardi di euro), ma anche politico. Questa è senz’altro la novità più rilevante per comprendere come le leve del paese stiano mutando sempre di più verso una consapevolezza sempre maggiore dell’importanza del terzo settore. Del resto, basta ricordare che lo scorso maggio il Presidente del Consiglio aveva già avviato una consultazione on-line aperta ai cittadini sulle proposte per la nuova riforma, raccogliendo immediatamente quasi 800 mail.

La novità più eclatante riguarda la possibilità delle imprese no profit a distribuire gli utili, ma le procedure e le modalità con le quali sarà ammessa questa possibilità dovranno ancora essere discusse, e probabilmente a lungo. Al momento il testo indica un generico “nel rispetto di condizioni e limiti prefissati” che può voler dire tutto e niente.  Sicuramente verrà riformata la legge 155/2006 per le imprese sociali, legge che in otto anni non ha prodotto un adeguato sviluppo, penalizzata soprattutto proprio dall’impossibilità di poter distribuire gli utili e gli avanzi di gestione.

Un aspetto che potrebbe imprimere una forte accelerazione a tutto il comparto delle imprese sociali è contenuto nella specifica dei criteri definitori dell’impresa sociale, volta al “raggiungimento di fini sociali positivi e misurabili”. In pratica non si considera più un’impresa sociale per il suo regime fiscale (con la redazione di un bilancio annuale onlus) ma si inserisce, in materia legislativa, l’elemento che amplifica e concretizza il bilancio di missione delle imprese no profit. Su questo delicato aspetto occorrerà capire in seguito quali saranno le procedure e i parametri con i quali si valuteranno le incidenze sociali dell’operato di una impresa, e come questo potrà essere integrato alla classica rendicontazione.

Proprio sulle cooperative sociali si attende la parte più corposa della riforma, una volta che sarà messa in atto. Verrà molto probabilmente inserita una specifica disciplina fiscale per le cooperative che sino ad ora operavano senza l’obbligo di essere iscritte al registro delle imprese sociali.  La loro implementazione all’interno delle imprese sociali allargherà di fatti l’intero comparto, arricchendolo notevolmente, soprattutto in termini quantitativi, e tracciando all’interno del no profit una predominante senso di cooperazione sociale.

Nello stesso ddL è contenuto anche un disegno di bozza per il riordino complessivo del 5x mille. Per evitare che ad essere premiati siano associazioni o circoli di Golf tutt’altro che di utilità sociale (come accade con il sistema attuale) occorre ridefinire i criteri di meritocrazia anche tenendo conto delle urgenze del Paese e del suo stato sociale.

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