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fundraising on line

Associazioni no profit e fundraising tools (parte I)

Quanto sono importanti per le associazioni no profit le nuove forme di comunicazione social e i nuovi fundraising tools? Tra opinioni contrastanti e vecchi miti, il bello e il cattivo tempo della raccolta fondi on-line.

Pur se le opinioni sono ancora molto diverse e le critiche, spesso, non sono semplicemente sterili e demagogiche ma sollevano argomenti cogenti che smentiscono antichi miti del nostro Paese, su almeno una cosa tutti si trovano d’accordo; il futuro del fundraising per il no profit dipenderà dalla capacità di costruire una nuova strategia di comunicazione e dall’utilizzo integrato dei sistemi di donazione on-line.

In questo, la cultura anglosassone si rivela sempre un gradino più in la, mostrandoci con l’esempio più che con l’analisi e le previsioni, quale sarà il futuro del terzo settore in fatto di raccolta fondi. In Italia occorrerà aspettare ancora, e proprio sulle previsioni si registrano le maggiori controversie. Al momento il fundraising on-line non è ancora in grado di competere con le forme più canoniche della raccolta fondi (sottoiscrizione da gazebo, volantinaggio porta a porta o eventi in associazione), ma osservando ciò che accade oltreoceano e oltremanica è chiaro che il passaggio alle nuove forme di comunicazione sociale ridisegna anche gli stessi rapporti sociali e le stesse economie, interpersonali e sociali.

Per adesso qui da noi le donazioni effettuate on-line (effettuate con carte di credito e prepagate) rappresentano un valore che oscilla mediamente tra il 6 e il 10% della raccolta fondi di una associazione no profit. Eppure la strategia di comunicazione, che negli ultimi cinque anni ha visto da parte delle onlus un deciso incremento delle forme “social” rispetto alle desuete mailing list, già oggi fa si che la percentuale di nuove adesioni alle associazioni no profit che deriva dai canali on-line rappresenta quasi il 90% del totale. Insomma i nuovi associati li si incontra ormai già quasi esclusivamente sulla rete, ma questi poi per effettuare donazioni alle stesse associazioni si rivolgono ai canali usuali, principalmente con il face-to-face.

Nulla di sbagliato in tutto questo; cosa c’è di meglio di un reale rapporto con il proprio donatore se non un’incontro in associazione dove poter mostrare ed illustrare i progetti sociali già realizzati e quelli ancora in programma, al fine di creare un vero e autentico rapporto tra donatore e associazione? Nulla, eppure a ben guardare i numeri di questo “travaso”  (da semplice destinatario dell’informazione a donatore vero e proprio) sono ovviamente estremamente ridotti: siamo nell’ordine dell’1%.

Ciò vuol dire che di ogni 100 persone che si sono dimostrate interessate alla causa dell’associazione tramite la comunicazione on line, soltanto una di esse compie poi il passaggio successivo e si presenta in associazione per saperne effettivamente di più e per mettere qualcosa di suo nel progetto. E degli altri 99? Fatica sprecata.

A voler esser brutali, è questo lo stato della comunicazione del nostro no profit. La necessità principale è allora quella di intervenire con una decisa ristrutturazione interna che preveda una formazione ed una capacità di investire proprio nella strategia di comunicazione delle pagine e dei profili social dal quale di qui a cinque anni dovrebbero arrivare la maggior parte delle entrate delle raccolta fondi.

È infatti evidente che le pessime percentuali della raccolta fondi on line sia oggi motivata soprattutto dalla scarsa attenzione che le associazioni no profit dedicano alle nuove forme di comunicazione. Pur se la maggior parte delle onlus è presente sui Social la loro presenza spesso è limitata ad una semplice presenza e non ad una vero e proprio piano di comunicazione. L’utilizzo degli strumenti messi a disposizione, tools e applicazioni, è ancora molto limitato e anche nella gestione delle singole campagne per progetti sociali mirati l’approccio sembra non tener conto della varietà degli strumenti e della loro compartecipazione trasversale.

Utilizzati in questo modo, anche i recenti applicativi destinati alle pagine per le onlus da Facebook e Twitter (tools)  non possono dare risultati lusinghieri perché finiscono per non riuscire ad essere allacciati concettualmente con il resto della comunicazione, ripristinando così le modalità di partecipazione limitrofe (amici e parenti) senza riuscire a trasmettere l’emergenza e la fiducia che deve sempre contenere una buona campagna di raccolta fondi.

Occorre allora cominciare fin da subito investire tempo e risorse in questa direzione e con convinzione perché i risultati di questo lavoro non saranno subito riscontrabili. Oltre a cambiare la propria associazione e dotarla di un nuovo project management infatti, occorre che sia anche il donatore italiano a cambiare, cominciando, proprio come recitava una vecchia canzone sanremese, a “dare” di più…   (continua)

 

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