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Impresa sociale e agevolazioni fiscali. Investire nelle Start up a vocazione sociale

impresa sociale e agevolazioni fiscali. Investire nelle Start up a vocazione sociale

Le agevolazioni fiscali riguardano la possibilità di detrarre il 25% della somma investita nelle start up a vocazione sociale(per le Persone Fisiche) e il 27% per le Persone Giuridiche. La partecipazione al capitale delle start up può essere però anche effettuata mediante organismi di investimento collettivo di risparmio, quindi non per forza in maniera diretta.

 

Le agevolazioni fiscali previste dallo stato per accelerare lo sviluppo delle start up che operano nel sociale prevedono una serie di detrazioni dall’imposta ai soggetti che intendono operare un investimento per almeno due anni. Vediamolo in dettaglio.

L’imprenditoria del terzo settore ha la sua punta avanzata nelle start up a vocazione sociale. Tuttavia in Italia questa particolare forma di impresa sociale non ha goduto di investimenti in capitali di rischio adeguati, e questo spiega il mancato decollo da parte delle start up nel nostro paese. Per recuperare terreno su questi investimenti, e rilanciare così il bisogno di risorse finanziarie per avviare le nuove start up, sono state previste alcune forme di agevolazioni fiscali ad hoc per l’imprenditoria innovativa.

Una start up è un’impresa sociale destinata allo sviluppo di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico e non deve avere più di 48 mesi. E’ chiaro quindi che ci troviamo dinanzi a realtà che hanno un grande bisogno di investimenti, in quanto operano in ambito di ricerca, e si trovano nella fase più critica della loro esistenza, ovvero nei loro primi quattro anni di esercizio. Far in modo che a questo tipo di imprese arrivi il maggior investimento, anche da parte di privati, è stato l’obiettivo del legislatore per definire le regole di investimento per il triennio fiscale 2013-2015.

Le agevolazioni fiscali riguardano dunque la possibilità di detrarre il 25% della somma investita nelle start up a vocazione sociale(per le Persone Fisiche) e il 27% per le Persone Giuridiche. La partecipazione al capitale delle start up può essere però anche effettuata mediante organismi di investimento collettivo di risparmio, quindi non per forza in maniera diretta. Il tetto fissato per questo tipo di agevolazione si riferisce ad un importo massimo di 500.000 euro per le Persone Fisiche, oltre il quale non è più applicabile la detrazione del 25%.

Il meccanismo dei finanziamenti agevolati alle start up da parte delle Persone Giuridiche prevede invece la possibilità dell’esclusione dalla formazione del reddito imponibile della somma investita nel’impresa sociale, anche stavolta non obbligatoriamente con una partecipazione diretta al capitale delle start up, ma anche mediante la creazione di una rete sociale fiscaleche intende mettere in collegamento gli investimenti tra le PMI e le grandi aziende. Anche per sfruttare appieno questa sinergia il tetto di investimento tutelato dalla deduzione del 27% è sensibilmente più alto, arrivando sino a 1.800.000 euro.

Tutti questi investimenti godono delle agevolazioni fiscali previste soltanto se vincolati ad un periodo di almeno due anni. In tal modo si intende da un lato ampliare il più possibile l’intervento degli investimenti (le cifre massime si riferiscono infatti a ciascun periodo d’imposta), e dall’altro dare una certa stabilità alle risorse destinate al comparto delle start up. Va da sé che non è permesso alle stesse start up investire in altre start up, e questo per evitare che si producano i classici fenomeni di scatole cinesi.

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