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comunicazione sociale per il no profit il social media marketing

Comunicazione sociale per il no profit: il social media marketing

La comunicazione sociale per il no profit è ormai totalmente appannaggio dei canali social del web 2.0. Oltre il 90% delle associazioni no profit dispongono ormai di una pagina facebook sulla quale impostano la loro strategia di comunicazione. Un tassello fondamentale che tuttavia è ancora poco riconosciuto sul profilo professionale.

Quella del Social Media Marketing è una delle ultime figure professionali comparse nel web 2.0. Pur se non più di cinque anni fa nella comunicazione sociale per il no profit ancora pochi conoscessero questo ruolo, la sua grande proliferazione e diffusione la ha resa, già da qualche tempo, una figura chiave nella strategia di comunicazione social.

Il suo ruolo, tuttavia, non può essere paragonato a quello che una volta era (e lo è ancora) l’ufficio stampa. Seppur la funzione sembrerebbe la medesima, ossia preparare, creare e diffondere la comunicazione verso l’esterno, la profonda differenza dei canali dovrebbe separare decisamente le due professionalità.Se quella dell’ufficio stampa è una figura concentrata sul “pezzo”, ovvero sulla redazione e irradiazione poi di un determinato comunicato, il focus del Social Media Marketing è invece la comunità.

La strategia di comunicazione per il terzo settore si fonda in maniera quasi totale sulla comunicazione social, soprattutto Facebook. La costruzione di un “post”, allora, diventa un lavoro ben diverso dalla creazione di un comunicato stampa e, a differenza di questo, esige un disegno più globale, insomma un piano.

Tra le associazioni no profit tuttavia, la figura del social media marketing viene ancora misconosciuta, affibbiando spesso all’ultimo venuto il compito di curare la comunicazione web (anche perché spesso l’ultimo venuto è il più giovane e quindi più avvezzo alle nuove forme di comunicazione) come se si trattasse di un “tempo morto” all’interno dell’economia organizzativa.

Non a caso se la presenza sui social media da parte delle associazioni no profit è ormai vicina al 100%, e nel 70% dei casi è gestita dall’ufficio comunicazione; per il 41,9% delle associazioni no profit il tempo passato per l’aggiornamento e per la comunicazione social raggiunge appena l’ora al giorno e nel 16% dei casi addirittura meno di sessanta minuti alla settimana.

Stare sui social non vuol dire soltanto comunicare quello che si fa, come se la propria pagina fb o il canale Youtube fosse il gazzettino dell’associazione, ma vuol dire creare una comunità, creare contenuti capaci di costruire una relazione con la propria comunity.

Le capacità professionali stanno nella capacità di intrecciare i canali di comunicazione su un piano di comunicazione che sia in grado di intercettare gli stakeholder, creando così una rete sociale che sia la più ampia possibile. Si tratta di costruire una famiglia, e per questo genere di cose ci vuole un mucchio di tempo.

Chiaro che, se l’ingrediente essenziale dei social media è proprio il tempo, ovvero il bene più prezioso per una qualsiasi no profit, allora la comunicazione sociale per il no profit del social media marketing diviene un impaccio, una figura che viene vista come sacrificata a tempo perso. Piazzando così l’ultimo arrivato, senza un piano di comunicazione reale.

Ma a quale prezzo?

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