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rete sociale e emergenza

Rete sociale e emergenza: il caso di Rossano

L’alluvione di Rossano ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante l’esistenza di una rete sociale tra le diverse associazioni di volontariato che operano su un territorio, fornendo così una fitta trama di contatti e di risorse umane capaci di attivarsi immediatamente e rispondere così ai primi soccorsi di un’emergenza.

È stato il lavoro del Centro servizi per il volontariato (Csv) della provincia di Cosenza a spingere con insistenza, negli ultimi anni, la creazione di una rete sociale nel terzo settore al fine di poter esprimere la massima sinergia tra le diverse realtà delle associazioni di volontariato del cosentino. Il risultato di questo lungo ma costante lavoro, svolto nel tempo con diversi incontri e iniziative (l’ultima delle quali appena quindici giorni fa nell’anfiteatro del lungomare di Sant’Angelo) ha dato la possibilità di costruire una rete sociale di intervento che ha fornito immediatamente una prima logistica nella gestione dell’emergenza dell’ultima alluvione di martedì scorso. La possibilità di avere immediatamente una cooperazione sociale da parte delle associazioni di volontariato della città calabrese ha permesso di monitorare, seppur nel caos del momento, i bisogni e le necessità di un territorio che altrimenti sarebbe stato difficile valutare e controllare in un tempo così breve. La Protezione Civile e quindi poi l’Esercito sono così potuti intervenire con i loro mezzi e il loro apporto di volontari potendo concentrare direttamente le forze e le risorse lì dove effettivamente era più urgente intervenire. Dietro ad un disastro come quello di Rossano, la fortuna di non dover contare vittime si misura anche con piccoli dettagli che possono fare la differenza.

Le reti sociali delle associazioni no profit possono costituire una risorsa importante nelle emergenze, soprattutto nei primissimi momenti quando la macchina organizzativa dei soccorsi non è ancora attiva. L’esperienza di Rossano in questo ne è un esempio e dovrebbe essere tenuto in grande considerazione. L’entità di un disastro come quello che si è abbattuto su questa zona tuttavia non può essere gestito dalle realtà territoriali ma necessita poi l’intervento di organizzazioni umanitarie ben più strutturate, con mezzi adeguati e con una logistica ben più complessa, ma resta l’importanza di potersi avvalere, da parte della stessa Croce Rossa o da quelli che sono gli altri attori della cooperazione sociale, di una rete sociale preesistente, attiva sin da subito e radicata nel profondo tessuto sociale di modo da poter immediatamente offrire un quadro d’insieme della situazione, fornendo oltre a validi interventi diretti nella gestione dell’emergenza , anche un piano di comunicazione capillare con la cittadinanza, reso ancor più importante dal momento che i canali di comunicazione istituzionali e infrastrutturali sono di fatti inutilizzabili.

Gli interventi delle associazioni di volontariato territoriali si sono attivate immediatamente, come nel caso dell’associazione “il Giardino dell’infanzia” che ha messo a disposizione posti nido per l’emergenza degli sfollati, o come le molte associazioni di volontariato di Rossano che si stanno adoperando, sin dai primissimi momenti, con l’assistenza ai cittadini in difficoltà. Poi è arrivata la Protezione Civile, l’intervento del Comune (che ha anche attivato una raccolta fondi per fronteggiare l’emergenza  di una imprenditoria locale messa in ginocchio) e l’intervento dell’Esercito, come mezzi e uomini per spalare i metri cubi di fango che si sono riversati  dall’esondazione dei torrenti. Ma tutti questi interventi stavolta hanno potuto contare sulla possibilità di avere già un quadro della situazione delineato, affrontando così l’emergenza già con una logistica e non ritrovandosi, come spesso accade, dinanzi ad un territorio devastato dove la cosa più difficile, e che ritarda l’intera macchina umanitaria, è quello di capire da dove cominciare. La rete sociale nel terzo settore riesce così ad offrire un contributo enorme non soltanto nella messa in rete di operatività ordinarie, ma si rende uno strumento efficace e decisivo anche nel modo di affrontare le emergenze. Un particolare, questo, da non sottovalutare.

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