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Le opportunità del fundraising

 

Il recentissimo rapporto dell’Ocse sul calo del Pil italiano non fa che confermare la grave condizione del mercato del lavoro che si ripercuote sullo stato sociale e quindi sull’intera società. Ciò nonostante negli ultimi anni una delle figure professionali maggiormente richieste è rappresentato dal fundraiser. Una figura professionale molto complessa che richiede una formazione trasversale, multilivello, capace di unire ambiti anche molto diversi, come quello umanistico e quello scientifico.

Ormai l’unico trainante economico del nostro paese, sebbene in percentuale proporzionale, risulta già da diversi anni essere il terzo settore. Non è quindi un caso se una delle figure più richieste sia proprio quella che permette alle imprese sociali di pianificare e realizzare la propria raccolta fondi. Il fundraising nelle associazioni no profit si rivela lo strumento non solo necessario per garantire la stessa sopravvivenza dell’associazione stessa, ma anche, e sempre più, un interessantissimo strumento di comunicazione. Proprio per questa moltitudine di obbiettivi, una campagna di raccolta fondi deve essere strutturata su una conoscenza completa di diversi registri, e non si risolve semplicemente con un buona conoscenza di economia e qualche buona idea.

Indubbiamente “la buona idea” per una campagna di fundraising è, e resta, il punto nodale, ma questa stessa idea deve essere gestita e lavorata da competenze molto diversificate. Ma procediamo con ordine. Occorre innanzitutto tener presente le diverse tipologie di raccolta fondi, ciascuna delle quali comporta determinate conoscenze e professionalità. Il fundraiser può essere specializzato sul territorio, e questo specialmente quando la figura in questione è già radicata, con esperienza, nel tessuto sociale della comunità, e da essa riconosciuta. Il Community Fundraiser (cioè chi si occupa di raccolta fondi in un determinato territorio) saprà muoversi con facilità anche in situazioni ufficiose, ovvero garantendo collaborazioni, di partnership o economiche, semplicemente con una stretta di mano, fungendo in un certo senso anche da “garante” per il progetto presentato. È questa, nel più classico dei casi, la figura del presidente stesso dell’associazione, magari impegnata già da molti anni e che quindi può vantare una certa riconoscibilità dalle altre associazioni e dalle istituzioni. Ma spesso questa figura, quando effettivamente si sovrappone a quella di un presidente di un’associazione, dimostra una carenza di progettazione e di sviluppo di idee che invece, come dicevamo prima, resta l’elemento principale di un fundraiser.

L’“Individual donors” è invece un fundraiser specializzato nella raccolta fondi su donatori individuali. In questa figura professionale prevarranno allora gli aspetti legati alle scienze della comunicazione applicate all’economia. È infatti indispensabile saper profilare un target di riferimento, tenendo conto del territorio dove sarà avviata la campagna di fundraising, e conoscerne i registri. Anche il semplice fissare il prezzo di una donazione standard, in un quartiere più tosto che in un altro, diventa un’operazione molto accurata se si vuole evitare di fare fiasco. La capacità persuasiva poi completerà ulteriormente un profilo che unisce sistematicamente psicologia e scienza dell’economia in maniera indissolubile.

Figure professionali soltanto apparentemente più lineari, almeno per la formazione di base, sono rappresentate dal Corporate Fundraiser , Trust Fundraiser e dal Legacy Fundraiser. Si tratta di ambiti molto più ristretti, propriamente “dedicati” e quindi occorre conoscerne e osservarne scrupolosamente i linguaggi e la legislazione di riguardo. È abbastanza ovvio che dietro un buon Legacy Fundraiser ci sia prima di tutto un avvocato, mentre per dialogare con le aziende e con le Fondazioni occorre masticare molto bene il management d’impresa e conoscere i tempi e i ritmi dei manager.

Altre figure professionali nel campo della raccolta fondi sono dedicate esclusivamente al crowdfunding, o alla creazione di eventi, performance, insomma tutte applicazioni che richiedono una grande conoscenza dei sistemi e della strategia di comunicazione, con un profilo che spesso deriva da quello pubblicitario se non artistico. Ma la lista potrebbe essere ancora molto più lunga, ma si tratterebbe pur sempre di una lista puramente teorica, buona per riempire un mezzo pomeriggio di uno dei numerosissimi master in fundraiser, ma che non rispecchia l’effettivo lavoro di un fundraiser in forza ad una associazione no profit. Questa figura professionale deve infatti possedere la particolarità di non possedere mai una vera e propria professionalità. E in questo modo diviene uno dei lavori più interessanti, e richiesti, oggi sulla piazza.

Continua…

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