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No Profit No Iva. Un’occasione per riflettere

NoprofitNoIVA

La campagna NoProfitNoIva ha raccolto immediatamente l’appoggio di tutti gli attori direttamente coinvolti nel terzo settore, associazioni no profit e Onlus, ma è bastato farla rimbalzare sul web per raggiungere cifre che vanno ben al di là dei soli “addetti ai lavori”.

Ormai ha superato due milioni e mezzo di adesioni la campagna per cancellare l’imposta del valore aggiunto sulle donazioni e le attività no profit lanciata a fine agosto dal Corriere della Sera e da un editoriale di La7. Un numero enorme che deve far riflettere.

“Uno Stato che non si pone il problema del bene comune suscita disaffezione, fastidio. E anche ostilità.” Così scriveva  il Vicedirettore del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi in suo articolo del 26 agosto scorso. Lo stesso tema veniva poi ripreso da un’editoriale del Direttore di La7, Enrico Mentana, e da lì è partita quasi in sordina una campagna (denominata NoProfitNoIva) di sensibilizzazione per chiedere al Governo l’abolizione dell’Iva su opere realizzate da soggetti no profit e poi rese nelle disponibilità della collettività.

L’elemento scatenante è stata la ricostruzione della scuola di Cavezzo dopo il terremoto in Emilia Romagna del 2012. Il lavoro di associazioni di volontariato, dei genitori dei 600 alunni, delle amministrazioni locali e di una bella parte del terzo settore emiliano seppe ridare fiducia e coraggio ad un’intera comunità, trovando i fondi e avviando la ricostruzione in tempi brevissimi. In questo modo sono stati raccolti i tre milioni di euro per la ricostruzione, donazioni di privati e di associazioni, ma di questi ben trecentomila euro sono andati direttamente nelle casse dello Stato, come Imposta sul Valore Aggiunto.

Si tratta di un balzello, come è stato definito, eppure è la stessa legge fiscale che prevede questo insostenibile “trattamento”. Per la verità le agevolazioni fiscali per le imprese no profit è prevista proprio con un abbattimento dell’Iva dal 22% al 10%, ma in casi come quello di Cavezzo la posizione dello Stato resta comunque inaccettabile, e non è un caso isolato. Il centro sportivo di Scampia, la casa del volontariato di Milano o la biblioteca di Aulla colpita dall’alluvione sono tutti esempi di strutture rimesse in sesto da volontari e donatori e riconsegnate alla collettività. Insomma soggetti che si sostituiscono allo Stato, lo sgravano da un costo, e ai quali arriva poi anche la “doccia fredda” dell’Iva. Inaccettabile.

La campagna NoProfitNoIva ha così raccolto immediatamente l’appoggio di tutti gli attori direttamente coinvolti nel terzo settore, associazioni no profit e Onlus, ma è bastato farla rimbalzare sul web per raggiungere cifre che vanno ben al di là dei soli “addetti ai lavori”. Due milioni nei primi sette giorni, e poi via via, sino a raggiungere il terzo milione di qui a breve. Si tratta di un potere che viene dal basso ma che si muove compatto in una esplicita richiesta al Governo, inserire una precisa normativa nella riforma del terzo settore (tanto sbandierata) sulla tassazione delle donazioni e delle prestazioni no profit per opere destinate al bene pubblico, alla collettività.

La campagna continua tutt’ora e comincia ad assumere anche elementi di strategia della comunicazione, come l’utilizzo delle fotografie con le quali sottoscrivere la propria adesione tramite social media (twitter #noproftnoiva a @CorriereSociale) coinvolgendo personaggi della cultura, dello spettacolo e della stessa politica. La comunicazione sociale per il no profit sembra adesso poter disporre, nei numeri e nei palcoscenici, della forza indispensabile per avanzare richieste, fare pressione ed utilizzare il suo comparto come blocco di consenso verso le politiche di un Governo. Bisognerà capire, adesso, se lo Stato riuscirà a comprendere questo mutamento di prospettiva (basterebbe un emendamento per risolvere questo paradosso del fisco) o se resterà ancora miope dinanzi ad un’occasione che dovrebbe essere un’occasione per riflettere.

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