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Terzo settore in crescita, Italia sempre più indietro nello stato sociale

stato sociale attuale in Italia

I progetti sociali da soli non bastano e le imprese no profit devono cercare di aumentare la cooperazione sociale per costruire sempre di più una rete sociale che possa davvero offrire un argine duraturo nell’intervento per i soggetti in difficoltà.

 

Nonostante il terzo settore sia in costante crescita, lo stato sociale attuale in Italia resta indietro.

Qual è lo stato sociale attuale in Italia? Secondo una ricerca europea pubblicata recentemente, il nostro sistema sociale è in grave difficoltà. Le politiche di welfare adottate sono carenti sia per risorse che per idee. Ma il problema è principalmente culturale.

L’EU Social justice Index 2014 ha da poco pubblicato il report del proprio studio sulla giustizia sociale nei paesi europei. Secondo lo studio combinato tra la fondazione tedesca Bertelsmann Stiftung e la London School of Economics, l’Italia occupa il 23° posto su 28 paesi monitorati. Un risultato che peggiora ulteriormente lo stato sociale del belpaese rispetto alle rilevazioni del 2011, quando riuscivamo comunque a tener testa a Portogallo e Spagna. Adesso alle nostre spalle restano soltanto Ungheria, Bulgaria, Romania e Grecia.

Lo studio ha incrociato dati riguardanti la povertà, l’accesso al mercato del lavoro, coesione sociale, opportunità lavorative. Sono elementi di grande attenzione per le imprese del terzo settore che lottano quotidianamente contro una carenza strutturale del nostro Paese proprio su questi temi.  Dunque per chi è già operativo in progetti sociali, associazioni no profit o cooperative sociali, il risultato della ricerca non può lasciar sorpresi. Quello che però emerge ulteriormente da questo studio è l’importanza di agire immediatamente sotto il profilo culturale, più che economico.

Se la povertà avanza compatta in tutta l’eurozona infatti (siamo intorno al 25%), la forbice di alcune discriminazioni nella giustizia sociale tende a crescere tra i paesi scandinavi, che occupano i primi posti della classifica, e i paesi in fondo all’elenco, come appunto l’Italia. È questo il caso ad esempio della giustizia intergenerazionale dove occupiamo il ventisettesimo posto (su ventotto), mentre con la povertà siamo al ventesimo. L’Italia è il paese più vecchio d’Europa, come sanno bene le cooperative che si occupano di progetti sociali per anziani, ma questo si ripercuote sulla crisi occupazionale nell’accesso al lavoro (ventitreesimo posto).

Anche nelle opportunità educative siamo messi molto male, con il ventunesimo posto. Come si può ben vedere sono questi tutti temi sui quali il terzo settore di casa nostra cerca in tutti i modi di venirne a capo con problematiche quotidiane, cercando di arginare quel “buco” lasciato aperto da un welfare in evidente ritardo. Ma i progetti sociali da soli non bastano e le imprese no profit devono cercare di aumentare la cooperazione sociale per costruire sempre di più una rete sociale che possa davvero offrire un argine duraturo nell’intervento per i soggetti in difficoltà.

Il profilo che viene fuori da un’attenta analisi del rapporto Social justice Index, che delineano un peggioramento generale delle condizioni sociali del nostro paese, se confrontato con i dati di crescita del terzo settore in Italia, senz’altro ottimi, devono far riflettere soprattutto sulla necessità di costruire un sistema strutturale di sussidiarietà orizzontale che non si limiti alla promozione di progetti isolati, ma che possa costruire una solida rete sociale nel terzo settore.

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