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La cooperativa sociale che vende automobili (speciali)

Apre oggi nella provincia padovana il primo autosalone no profit ad opera di una cooperativa sociale. Una scommessa portata in porto grazie al coinvolgimento di partner tecnici e che dimostra il virtuoso connubio tra imprenditoria e innovazione sociale.

Aprirà le porte al pubblico questo fine settimana il primo autosalone gestito direttamente da una cooperativa sociale, la Rinascere di Duevilla, nel vicentino, inaugurando così il primo esempio di una no profit nel settore delle concessionarie. L’autosalone, che aprirà a Fontaviva, sarà gestito nel registro delle cooperative sociali di tipo b, finalizzando il suo impegno sociale nell’inserimento lavorativo di persone con disabilità e con l’inclusione sociale.

La concessionaria metterà a disposizione della clientela veicoli allestiti per il trasporto accessibile e per persone con mobilità ridotta, divenendo punto espositivo ufficiale dell’Azienda Olmedo Special Vehicles, un’azienda che opera dal 1951 nella trasformazione dei veicoli con allestimenti speciali.

Proprio questo connubio tra imprenditoria e no profit sono alla base della realizzazione di un autosalone non a scopo di lucro e che sarà gestita secondo i principi di responsabilità etica trasparenza, con l’adesione alla community “non prendermi per il chilometro”.

Il codice etico permetterà la vendita dei veicoli nella totale trasparenza sul chilometraggio e affiderà l’assistenza dei veicoli all’Officina Zanini, chiudendo in questo modo un circolo virtuoso tra aziende “for profit” e non profit che si ripercuote anche nella possibilità di creare economia locale. Ogni utile sarà reinvestito nelle risorse umane dello stesso autosalone.

Per la Cooperativa sociale Rinascere, attiva dal 1993,  non si tratta della prima esperienza di impresa che opera sul mercato, gestendo già alcune piccole aziende, tra le provincie di Vicenza e Padova, che si occupano di lavorazione di parti meccaniche e assemblaggi, oltre una falegnameria, un negozio di prodotti biologici e la gestione delle aree verdi.

Indubbiamente però questa nuova iniziativa si propone come un vero e proprio esperimento di innovazione sociale in un settore, quello dell’automobile, che può essere considerato quanto di più distante dai principi e dalle attività dalle associazioni no profit. Eppure, quest’esperienza forse dimostra ancora una volta che non ci sono limiti nell’innovazione sociale nel terzo settore e che si può fare impresa, con principi etici, anche vendendo automobili.

Un bel biglietto da visita, questo della concessionaria, per tutto il terzo settore il quale può oggi ribaltare il noto slogan (della campagna elettorale americana del 1960) che più di qualunque altro illustra l’indice di gradimento e di affidabilità di una persona, di un’impresa e da oggi, anche di una cooperativa sociale; “comprereste un’auto usata da quest’associazione?” Stavolta la risposta è indubbiamente Si.

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