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app per il no profit

L’innovazione sociale nelle App del no profit (Part I)

Per restare sempre collegati ai propri soci e per intercettarne altri uno degli strumenti più utilizzati dalle associazioni noi profit è ancora la mailing list, la quale, però, è sempre meno apprezzata e utilizzata dai nuovi internauti e, dunque, dai nuovi possibili donatori. Quale alternativa per l’innovazione sociale?

In origine fu la casella di posta elettronica. Mettiamola così, ma il nocciolo della questione è proprio qui, ovvero nell’utilizzo delle informazioni al tempo dei social. Dopo la antica lettera per corrispondenza, adesso anche la sua forma più moderna, la mail, sembra essere sorpassata. Almeno per quel che riguarda le comunicazioni e le informazioni, non certo per il servizio pacchi (attachment). E così anche lo strumento della mailing list, uno dei più importanti indicatori della capacità di comunicazione di un’associazione no profit, sembra lasciar il posto, da qui a poco, a nuove forme di aggiornamento. L’innovazione sociale non passa soltanto dai fili del telefono, ma si rende sempre più wi fi, mobile, easy o, per dirla con una odiosa ma chiarissima parola, “smart”. E allora tutto cambia, tutto si velocizza nei termini di dover essere presente sempre in ogni spazio, in ogni tempo e in ogni contesto. Anche le associazioni no profit non sembrano sfuggire a questo imperativo tecnologico che farà pure stropicciare il naso ai più, ma alla fine si rivela di gran lunga il mezzo con la maggior strategia di comunicazione possibile, e dunque, con la possibilità di comunicare “di più” e “meglio” rispettoa d ogni altra forma.

Pian piano le associazioni e le cooperative sociali si stanno adeguando con proprie applicazioni che permettono, una volta scaricate sul proprio smartphone (per pochi centesimi o spesso completamente gratuite) di aver un contatto diretto sempre acceso con l’associazione, o meglio con una rete sociale che amplifica il nostro spazio sociale (qui inteso come social). Creare una App non è semplice, ma sulla rete si trova moltissimo materiale con il quale, seguendo passo passo, si può diventare davvero provetti programmatori. Se però avete poca dimestichezza e soprattutto poca simpatia con la programmazione, o avete in testa un’idea un po’ più complessa, allora il consiglio è quello di rivolgervi direttamente ad un programmatore professionista, possibilmente uno che non sia completamente a digiuno di no profit, perché non è vero che il codice è sempre uguale e c’è differenza tra uno sviluppatore di applicazioni “for business” ed uno che già vi comprende quando parlate di finanza etica o di crowdfunding.

Non è ancora una pratica molto diffusa in Italia, ma qualcosa si muove. Per adesso si possono trovare soprattutto app che permettono di scegliere tra una rubrica di associazioni no profit quella a cui destinare il 5 per mille, o altre che si presentano come contenitori di progetti sociali; si chiede un servizio e queste applicazioni indirizzano l’utente direttamente alle associazioni che forniscono il servizio richiesto, come ad esempio progetti sociali per anziani, o cooperative sociali che forniscono prestazioni di assistenza sanitaria integrativa. Questo genere di servizi però non sono creati direttamente da imprese no profit, ma si tratta di aziende di sviluppatori che, sfruttando un database (nei quali le associazioni no profit possono chiedere di essere inserite in maniera totalmente gratuita) forniscono un servizio informativo sulla specie di quelli offerti dagli elenchi delle Pagine Gialle o Bianche.

Cosa ben diversa è invece una app creata e gestita direttamente da una associazione o da una cooperativa sociale la quale provvederà ad informarci sui servizi offerti, sulle attività e eventualmente, per quelle realtà già inserite entro un circuito complesso di associazioni, una rete sociale che amplifica il nostro spazio sociale, sia informatico che umano. Esempi di questo tipo sono già in opera ed è molto interessante comprendere, oltre a le finalità puramente comunicative, anche quelle relative al mercato delle applicazioni. Un mercato che nel no profit è ancora tutto da esplorare… (continua)

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