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L’innovazione sociale nelle App del no profit (part II)

L’innovazione sociale delle App delle associazioni no profit rappresenta il ponte di collegamento tra le attività dei progetti sociali e la diretta percezione di sviluppo che l’associazione stessa persegue come fine del suo obbiettivo. Un canale privilegiato con il quale instaurare un rapporto sempre più stretto e partecipativo con i possibili donors di domani.

Vogliamo fermarci ancora sul tema affrontato ieri e sulle possibilità di sviluppo che una applicazione può fornire ad una associazione no profit per veicolare informazioni, creare una rete sociale con altre realtà collegate e farsi “community”. In questo modo il piano di comunicazione tra associazione e associati instaura un rapporto diretto di partecipazione attiva (seppur virtuale) che può evolversi molto più velocemente in una donazione partecipata. Una applicazione infatti potrebbe tradursi immediatamente in una donazione mediante il costo per poter essere scaricata. Occorre però ricordare che il costo per scaricare le applicazioni è bassissimo, sull’ordine di pochi centesimi, e il suo pagamento deve poter offrire un qualche servizio preciso; la concorrenza di mercato tra le app è davvero spietata e non è un caso che 2 app su 5 “for profit” siano, di fatti, “no profit”, in quanto completamente gratuite. Dunque una applicazione per richiedere un corrispettivo che non sia unicamente vista sotto il profilo di una donazione (del resto perché poi fare una App per questo?) bisogna avere un’idea, possibilmente originale o comunque offrire un servizio non ancora aggredito dal mercato delle App.

In questo caso la App sarà già di per se un progetto sociale, nel senso che se intende proprio far confluire una richiesta ad un servizio, sarà già una start up di innovazione sociale e quindi il discorso diviene molto più complesso. Nel caso invece di una applicazione che intende “soltanto” riformulare il piano di comunicazione con i propri associati e con i nuovi possibili, esattamente come lo si è fatto sino ad oggi quasi esclusivamente con le mailing list, allora sarà bene intuire quelli che possono essere i vantaggi di questo strumento fatto di codici, ma che permetterà di avere, sempre, un canale aperto tra associazione e associati. L’importante è non confondere quelle che possono sono le peculiarità, e di conseguenza le potenzialità di una App con una pagina social, come ad esempio la pagina dell’associazione su facebook o su Twitter. Un esempio potrebbe chiarire questa sottile ma fondamentale differenza; poniamo il caso che una associazione culturale decida di proporre ai suoi soci una nuova attività, ad esempio un laboratorio teatrale. La strategia di comunicazione prevederà che la notizia sia data già con anticipo sulle pagine social, che devono appunto amplificare ad un pubblico che possa essere il più vasto possibile il piano di comunicazione messo in atto. Una volta cominciato il corso però, i materiali digitali potranno essere veicolati direttamente tramite la App, e chiaramente non sulla pagina social la quale, continuerà la sua strategia di comunicazione con foto del laboratorio, nuovi inviti per le iscrizioni, ma non dovrà certamente veicolare i materiali che invece saranno destinati a chi è già entrato a far parte di questo progetto sociale.

Le applicazioni devono insomma sempre offrire un servizio, mentre i canali social si limitano ad una comunicazione, e seppur spesso le due cose tendono sempre più a sovrapporsi, c’è sempre una sottile ma profonda differenza che deve essere individuata e rispettata.

Blindsight project è una onlus per disabili sensoriali con sede a Roma e nello scorso febbraio ha lanciato la sua App che permette di restare sempre collegato alla associazione con news, link, materiali video e collegamento ai social. Questa App tuttavia non si limita a fornire un’estensione comunicativa delle proprie piattaforme web, sito, social e canale Youtube, ma intende proprio fornire un prodotto di innovazione sociale per i disabili sensoriali che possono muoversi all’intero del software grazie ai contenuti audio che permettono la navigazione sulla rete. In questo modo così si sposano entrambe le funzioni di una App, la sua capacità di farsi “ponte” tra associazione e associato e il fornire un veri e proprii progetti sociali per disabili, in questo caso fondamentalmente non vedenti.  Seppur il sofware non è ancora perfettamente ottimizzato, con alcuni piccoli problemi di accessibilità (ma che sono tutti tempestivamente segnalati sulle librerie di acquisizione, come iTunes) il progetto sembra decisamente valido e non ci si può che augurare che le prossime versioni aggiornate risolveranno gli inevitabili problemi di gioventù. La strada, tuttavia, è segnata.

Lo spazio delle applicazioni per le associazioni no profit e per le cooperative sociali sembra poter offrire enormi sviluppi in qualsiasi direzione, bisognerà soltanto attendere le buone nuove idee che l’innovazione sociale del terzo settore saprà offrire ad una tecnologia che non può che avvicinare sempre più l’attuazione di nuovi progetti sociali con le loro, è proprio il caso di dire, applicazioni.

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