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La sponsorizzazione nel no profit

sponsorizzazioni nel no profit

Grazie alle agevolazioni fiscali le associazioni no profit che hanno scelto la detrazione IVA forfettaria, possono abbattere questa tassazione al 10% sulle fatture emesse.

 

Il tema delle sponsorizzazioni, soprattutto dal punto di vista fiscale, rappresenta il punto di contatto tra le imprese profit e il terzo settore. Proprio per questo motivo, risulta non sempre semplice orientarsi  nell’intricato budello di norme in merito di materia tributaria.

Il problema è soprattutto nella grande varietà di soggetti presenti nel terzo settore. Associazioni culturali, ASD sportive, organizzazioni umanitarie, sono soggetti che, seppur possono essere tutti collocati sotto il cappello del no profit, rispondono spesso a regimi tributari molto diversi tra loro. Infatti, pur godendo delle agevolazioni fiscali riservate ai soggetti che non producono profitto, in termini di bilancio presentano molte differenze, con obblighi e dichiarazioni che possono essere in taluni casi omesse, mentre in altri casi sono assolutamente necessarie.

Basti pensare, ad esempio, alle differenze in materia tributaria di una cooperativa sociale di tipo B, con adempimenti burocratici molto diversi rispetto, ad esempio, ad un’associazione culturale. Uno dei cavilli più delicati è proprio quello relativo alle sponsorizzazioni, in passato tema quasi esclusivamente di pertinenza delle associazioni sportive dilettantistiche, ma che oggi trova larga diffusione anche presso tutti i soggetti no profit.

Innanzitutto bisogna tener presente che la sponsorizzazione non è una donazione in quanto si tratta di un vero e proprio contratto dove non è presente l’elemento di liberalità. Anche se non è “tipizzato”, e quindi si deve parlare della presenza di un contratto atipico, questo prevede e si fonda sulla sinallagmaticità tra due parti che formano così un negozio giuridico. La questione si complica ulteriormente, in termini giuridici,  quando si entra nel merito della distinzione tra sponsorizzazione e pubblicità, ma i principali elementi in materia tributaria possono essere applicativi di qualsiasi ente no profit.

Prima di tutto occorre tener presente, per i soggetti che intendono sponsorizzare un evento (sportivo o culturale), che la sponsorizzazione rappresenta una spesa di pubblicità e quindi è deducibile dal reddito d’impresa sino ad un tetto di 200.000,00 euro annui. Sul fatto che il fisco non entri nel merito sulla congruità di tale spesa (che viene lasciato unicamente alla reciproca soddisfazione delle parti) è fin troppo inutile soffermarsi. Questo strumento ovviamente si pone come una delle principali “mele marce” nel funzionamento spesso “condizionato” tra soggetti contraenti per aggirare i regimi fiscali del profit, profittando (è proprio il caso di utilizzare tale gioco linguistico) delle agevolazioni  fiscali per il no profit.

Grazie alle agevolazioni fiscali infatti le associazioni no profit che hanno scelto la detrazione IVA forfettaria, possono abbattere questa tassazione al 10% sulle fatture emesse. Le uniche norme che regolano questo negozio giuridico prevedono che i corrispettivi erogati siano destinati unicamente alla promozione dell’immagine (sponsorizzazione) e deve essere riscontrata una specifica attività del beneficiario dovuta alla sponsorizzazione in questione. Insomma sembra essere una normativa fatta apposta per essere aggirata ed elusa con grande facilità, salvo poi ritrovarsi in sede di bilancio annuale e dover rendicontare con precisione e con specifiche documentazioni. È qui, che molto spesso, occorre rivolgersi poi ad un commercialista di settore. Una regola, semplicissima, occorre però tenerla subito presente: per importi superiori ai 516 euro, anche per le sponsorizzazioni, è bene ricordarsi l’obbligo di tracciabilità dei pagamenti.

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