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Impact grant per il Sociale – IBM Italia e CSVnet per il 1° Report Nazionale delle Associazioni di Volontariato

Skill statistiche e filantropia: un connubio perfetto, che la Fondazione IBM ha fatto proprio in 25 anni di storia. Un quarto di secolo di impegno nel sociale, che ha lanciato le fondamenta della Corporate Social Responsibility (CSR) in tempi non sospetti.

La recente partnership con il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizi per il Volontariato CSVnet ha consolidato l’efficacia del programma IBM Impact Grant, attraverso il quale la Fondazione supporta le associazioni non profit nell’utilizzo delle infrastrutture IT e a nello sviluppo di nuove competenze: una nuova concezione di beneficenza, che supera la logica delle donazioni una tantum per promuovere l’empowerment e le capacità organizzative delle associazioni.

Partendo da un bisogno – quello di creare un’anagrafe unica delle organizzazioni di volontariato – e da un enorme potenziale – i database dei 72 CSV di Italia, che negli anni hanno censito complessivamente oltre 44mila associazioni – gli esperti IBM hanno progettato un software unitario che aggregasse, in modo semplice ed intuitivo, i principali dati anagrafici delle organizzazioni di volontariato italiane: il risultato di questo lavoro, della durata di oltre un anno, ha restituito una fotografia inedita del “fenomeno volontariato”, che neppure il Censimento ISTAT dell’Industria e dei Servizi del 2011 era riuscito – con ben altri mezzi – a tracciare.

Come già discusso in un recente post su Impresa Tre, il Report è stato presentato il 19 ottobre scorso ad Expo, nel Padiglione della Società Civile (Cascina Triulza): sono intervenuti, tra gli altri, Stefano Tabò e Roberto Museo – rispettivamente presidente e direttore di CSVnet – Angelo Failla, Direttore della Fondazione IBM, ed il giornalista de Il Sole 24 Ore Elio Silva.

I dati emersi – un volontariato maggiormente concentrato nelle regioni del Nord e del Centro Italia, un raggio d’azione delle organizzazioni per lo più comunale, l’elevata concentrazione di realtà associative impegnate nell’assistenza sociale e nella sanità – sono perlopiù in linea con quanto emerso nel Censimento Istat, pur rappresentando in tutto e per tutto un superamento dello stesso. “Attraverso questa indagine” ha infatti spiegato Roberto Museo “abbiamo gettato le premesse per un monitoraggio continuo delle organizzazioni di volontariato, che non fosse un’istantanea di un determinato momento storico ma che sia in grado di evolvere ed autoalimentarsi. Imbarcandoci in questa nuova avventura, noi operatori dei CSV abbiamo dovuto adottare criteri univoci di ricerca e monitoraggio, che sapremo utilizzare anche in seguito”.

Questa indagine, tuttavia, non può prescindere dal particolare momento politico – nonché di una Riforma del Terzo Settore in fieri, che ad oggi sembra minacciare pesantemente associazioni di volontariato e CSV. Ne è convinto Stefano Tabò, che dichiara “Oggi non dobbiamo solo raccontarci a parole nostre: dobbiamo poterci confrontare gli uni con gli altri, dobbiamo renderci rintracciabili da platee sempre più ampie e, perché no, anche da potenziali donatori: la riforma in essere ci chiede trasparenza, e questo è l’ennesima conferma di un nostro impegno in tal senso”.

Sembrano quindi evidenti i frutti di una buona prassi aziendale, che sembra quasi rivoluzionaria nel contesto italiano: il nostro ordinamento legislativo, tuttavia, prevede da quasi vent’anni misure analoghe.

Dal Decreto legislativo sulla Disciplina Tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (più nota come Legge sulle Onlus, o legge 460/97), alla legge “Più dai meno versi” del 2005, sono diverse le soluzioni per conciliare vita produttiva e solidarietà: molte aziende stanno lanciando inoltre, in via del tutto autonoma, il “volontariato d’impresa”, attraverso il quale i lavoratori possono richiedere permessi retribuiti per dedicarsi ad attività di volontariato. L’ impact grant – cui la Fondazione IBM ricorre abitualmente da anni, ma che è stato già sperimentato in piccole e grandi aziende italiane ed estere – rappresenta la giusta sintesi tra solidarietà, incentivi all’impresa e crescita professionale dei dipendenti, che possono adoperare le proprie competenze in contesti nuovi e umanamente edificanti: una strategia dai mille potenziali, di cui già adesso cogliamo i primi frutti.

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