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Le agevolazioni fiscali del regime dei minimi 

agevolazioni fiscali

Per le associazioni culturali e per quelle ASD questo potrebbe essere un’ottima novità in quanto coniugherebbe gli adempimenti fiscali con la possibilità di retribuire le figure professionali che spesso si trovano nell’impossibilità di essere riconosciute direttamente, ma soltanto come incarichi di prestazione.

Il cambio della normativa riguardo le agevolazioni fiscali per il regime dei minimi riguarda direttamente tutte le Onlus e gli enti no profit che intendono svolgere le “attività marginali”, e dunque munite di partita Iva. Alcuni importanti modifiche potrebbero interessare questi soggetti nel prossimo futuro.

Il regime dei minimi prevede l’esenzione dell’Iva con apposite agevolazioni fiscali per l’Irpef (al 20% anziché le aliquote progressive della normale tassazione). Tale regime tuttavia può essere mantenuto soltanto entro determinati parametri (compensi non superiori a 30.000 euro annui) e non per più di 5 anni.  In ambito delle cooperative sociali e delle associazioni no profit, questo regime fiscale viene spesso ritenuto (giustamente) il più vantaggioso, in quanto permette di poter disporre di agevolazioni fiscali altrimenti non concesse, prime fra tutte l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 5%.

Attualmente è però in corso una discussione parlamentare sulla modifica del regime dei minimi che potrebbe portare sostanziali novità. L’imposta unica sostitutiva dovrebbe infatti passare al 15% mentre verrebbe allargata la forbice dei ricavi o compensi permessi per rientrare nelle agevolazioni fiscali del regime dei minimi. Dal tetto dei 30.000 euro si passerebbe infatti a 40.000 (l’ingresso è fissato a 15.000) con la possibilità di sostenere spese per il personale sino a 5.000 euro annui.

Per le associazioni culturali e per quelle ASD questo potrebbe essere un’ottima novità in quanto coniugherebbe gli adempimenti fiscali con la possibilità di retribuire le figure professionali che spesso si trovano nell’impossibilità di essere riconosciute direttamente, ma soltanto come incarichi di prestazione.

Altra novità importante, la possibilità di restare nel regime dei minimi senza alcuna scadenza, ovvero verrebbe a decadere il limite dei 5 anni. Anche questo aspetto, per molte associazioni no profit potrebbe risultare vantaggioso in quanto la maggior parte delle associazioni rientrerebbero facilmente nel tetto dei 40.000 euro, riuscendo così a quadrare gli aspetti fiscali. Anche per le onlus con una gestione contabile operativa negli ultimi 3 anni, sarà possibile transitare a tale regime del 15% beneficiando di una riduzione forfettaria dei ricavi che sarà ridotta ad un terzo (quindi si rientrerebbe facilmente nel tetto dei 40.000 euro, anche in presenza di importanti finanziamenti per progetti sociali svolti nell’ultimo triennio)

Questa soluzione potrebbe tradursi in agevolazioni fiscali per tutte le associazioni no profit che si apprestavano ad uscire dal loro quinto anno di regime dei minimi, potendo così risparmiare l’intera imposta dell’Iva (22%) sui compensi dovuti ai collaboratori professionisti. Va ricordato, però, che il regime dei minimi non ammette spese di investimenti superiori ai 20.000 euro annui, una “clausola” che si pone decisamente in controtendenza verso l’innovazione sociale delle imprese del terzo settore, ma che in ambito associativo risulta senz’ombra di dubbio essere più che sufficiente.

 

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