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Le associazioni sportive dilettantistiche

associazioni sportive dilettantistiche

Il settore fa della versatilità e della sua elasticità il punto forza. Tra i 13 lavoratori dipendenti e i 75 mila esterni, la forma contrattuale largamente più utilizzata è quella flessibile (85%), collaboratori a progetto e prestatori d’opera.

Le associazioni sportive dilettantistiche rappresentano quasi un terzo dell’intero terzo settore italiano e il loro trend è ancora in crescita, segno che l’offerta non è assolutamente satura e che le proposte sono sempre ben fondate. Sono le associazioni sportive (asd), vera e propria spina dorsale dello sport in Italia.

Più volte si è sottolineato come sia ben difficile operare generalizzazioni e raggruppamenti per le associazioni no profit del terzo settore, diverse per tipologie, per obbiettivi, per impianti strutturali e per attività svolte. Tuttavia, se proprio si vorrebbe cercare di dividere questa realtà così trasversale in entità omogenee, bisognerebbe partire innanzitutto dalle associazioni sportive, che costituiscono il vero zoccolo duro.

Negli ultimi quindici anni sono cresciute del 63%, occupano quasi 90 mila lavoratori (cifra raddoppiata rispetto a quindici anni fa) e un milione di volontari. L’innovazione sociale nelle asd è costituita senza alcun’ombra di dubbio dalle persone (lavoratori, volontari e soci) direttamente coinvolte. Un volontario su quattro ha infatti meno di trent’anni, nonostante si tratta di istituzioni fortemente specializzate. Pur essendo fortemente radicate nel territorio, costruiscono da sempre una fortissima rete sociale con altre associazioni sportive in campionati, tornei, trofei e meeting che li portano spesso anche da un capo all’altro del paese. In questo modo la territorializzazione diviene immediatamente il chiavistello per l’inclusione, la condivisione e lo scambio di esperienze sociali molto diverse tra loro. Le palestre di Scampia, ad esempio, si pongono l’obbiettivo di aprire le esperienze dei giovani sportivi in esperienze dal respiro nazionale con il torneo “libera in Goal” che coinvolge associazioni sportive del nord Italia, valorizzando ciascun territorio e offrendo la possibilità di uno scambio bidirezionale.

Il settore fa della versatilità e della sua elasticità il punto forza. Tra i 13 lavoratori dipendenti e i 75 mila esterni, la forma contrattuale largamente più utilizzata è quella flessibile (85%), collaboratori a progetto e prestatori d’opera. Ma nelle associazioni sportive prevale anche il numero dei soci direttamente coinvolti come volontari; tre volontari su quattro sono anche soci coinvolti direttamente nelle attività dell’organizzazione. Le asd si pongono anche come incubatori di promozione sociale con progetti sociali rivolti espressamente alle categorie protette. Nel corso del 2011 (dati Istat) sono state 6.800 le associazioni sportive che hanno dedicato parte della propria programmazione per persone colpite da specifici disagi.

La principale fonte di bilancio onlus consiste nel contributo privato, derivante principalmente dalla vendita di servizi (le attività sportive), ma spesso queste associazioni, mediamente di piccole dimensioni, non possiedono direttamente le infrastrutture, soprattutto immobili, di cui si servono. Quando non possono usufruire quindi di infrastrutture messe a disposizione dalle istituzioni (come le palestre scolastiche), vengono fortemente penalizzate dal costo del fitto di tali strutture.

La curva ascensionale di questo comparto del terzo settore non accenna a diminuire, costituendo la base della performance del no profit in questi anni. Il motivo di una tale domanda è da ricercarsi in diversi ambiti, primo fra tutti la quasi completa assenza di sport praticato in ambito scolastico (primaria di primo e secondo grado).  Tutto questo permette una certa libertà di impresa che, quando è ben pianificata, riesce a concretizzarsi più tosto facilmente in settori sia sportivo-agonistici che in altri più “spirituali”. Una libertà di movimento che ben difficilmente la si può riscontrare, al giorno d’oggi, in altri settori dell’imprenditoria.

 

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