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Terzo settore. Occupazione e vocazione

fundraising terzo settore

Le ricerche di mercato offrono un’importante parametro per monitorare e verificare lo stato di un settore produttivo, e questo ha un valore ancor maggiore quando si tratta del mercato del lavoro.

 

Non solo innovazione sociale, ma anche nelle figure professionali. Il terzo settore ne ha prodotte diverse negli ultimi anni, alcune delle quali sono diventate un vero e proprio percorso formativo di alta specializzazione. Con un florido mercato.

Sebbene la figura più ricercata oggi tra le associazioni no profit sia quella dell’esperto in tecniche di fundraising (con un vero e proprio boom di domanda negli ultimi due anni), anche altre figure professionali, praticamente sconosciute poco più di un decennio fa, si stanno ritagliando un proprio mercato del lavoro sempre più interessante. Proprio come per il manager della raccolta fondi, anche questi nuovi profili cominciano ad interessare i corsi di formazione e i master delle aziende che si incaricano di formare il futuro personale del terzo settore.

Pubblicizzati da ogni parte, non sempre (occorre dirlo) questi master riescono a mantenere un apprezzamento di alto livello, e questo soprattutto a causa della forte domanda che c’è, sia da parte delle organizzazioni no profit (che necessitano di queste risorse), sia della forte domanda di lavoro. Insomma quando occorre “sfornare” in breve tempo nuove figure professionali, il vero business è spesso nella formazione più che nella vera e propria occupazione. Ma il punto principale per qualsiasi figura professionale del no profit è costituito innanzitutto dalla mission di ciascun lavoratore che si avvicina all’impresa sociale, la visione totale di un intero sistema più ancora dalla propria individuale affermazione professionale.

Non è un caso infatti se la porta principale per il lavoro retribuito nel terzo settore non sia costituita proprio da una forma non retribuita, quella delle associazioni di volontariato, che è spinto unicamente da questo tipo di approccio. Una risorsa importante, soprattutto per “testare” su se stessi quanto è forte la propria determinazione nel voler scegliere una strada che non soltanto potrebbe costituire (un domani) un sostegno per la propria vita, ma che sin da oggi lo costituisce per la vita di qualcun altro.

Le ricerche di mercato offrono sicuramente un’importante parametro per monitorare e verificare lo stato di un settore produttivo, e questo ha un valore ancor maggiore quando si tratta del mercato del lavoro. Nel caso del terzo settore, è senz’altro interessante constatare come, accanto a figure professionali ormai largamente specializzate in ambiti strettamente promozionali nell’ambito dell’impresa sociale (del fundraising abbiamo già detto, ma in questa categoria si annoverano anche quelle del MSR, o delle figure dedicate alla consulenza in europrogettazione), comincino a comparire tra le posizioni di vertice anche figure meno “tecnicizzate”, ma sempre più indispensabili per l’attuazione dei progetti sociali innovativi e competitivi.

Si tratta di figure non certo nuove (almeno per alcune di esse) ma che stanno riprendendo ampi margini di mercato in quello stagno profondo che è il mercato del lavoro, oggi. La proporzione della domanda e dell’offerta lascia intravedere per queste figure un’enorme possibilità di occupazione per i prossimi cinque anni, così come è già accaduta per alcune figure simili (ad esempio gli operatori socio sanitari). Scommettere su questi profili professionali potrebbe rivelarsi quindi un’ottima strategia per affrontare anche il dannoso problema dell’occupazione. Occorre però sempre tener presente quanto detto sopra, e cioè che per lavorare nel no profit la qualifica non basta, ma occorre innanzitutto vocazione.

Continua…

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