Main

Terzo settore. Occupazione e vocazione | Parte II

terzo settore lavoratori

Le ricerche di mercato del lavoro cominciano ad evidenziare un exploit, ancora da verificare ma con ottime proiezioni, per quei profili professionali che costituiscono invece la “base” delle imprese sociali.

 

 

Il mercato del lavoro nel terzo settore predilige ancora figure professionali capaci di creare le condizioni per lo sviluppo delle organizzazioni no profit, principalmente sul versante economico. Nuovi profili però stanno prendendo sempre più peso all’interno di queste ricerche di mercato e si propongono come un valido trampolino per l’ingresso nel mondo del lavoro. Vediamone alcune.

A differenza di quanto accadeva sino a poco tempo fa, la richiesta di figure manageriali, pur continuando nel suo trend positivo, sembra aver raggiunto un discreto equilibrio tra domanda e offerta. Le ricerche di mercato del lavoro cominciano però ad evidenziare un exploit, ancora da verificare ma con ottime proiezioni, per quei profili professionali che costituiscono invece la “base” delle imprese sociali.

Operatore socio assistenziale. Identificato generalmente come OSA, costituisce ancora la coda dell’ottima preparazione professionale degli OSS (Operatori socio sanitari) che hanno conosciuto negli ultimi cinque anni un vero e proprio boom di occupazione, soprattutto presso le cooperative di assistenza sanitaria integrativa. Questa figura professionale necessita di una buona preparazione teorica in quanto si trova ad operare spesso in stretto contatto con medici e infermieri, con lo scopo di migliorare e tutelare le condizioni delle persone in stato di necessità. Si tratta però di una figura fortemente trasversale, capace di conciliare conoscenze tecniche (medico e psicologiche) con altre più spiccatamente assistenziali (cura del prossimo, integrazione) al fine di riuscire a rendere il più efficace possibile le terapie apportate. L’educatore professionale. È molto difficile dare una definizione compatta di questo profilo professionale che racchiude al suo interno praticamente tutte quelle figure che programmano, supervisionano e coordinano i programmi educativi, sia in ambito sanitario che in quello educativo. Il campo di impiego è rappresentato quindi dall’assistenza domiciliare o dalla presenza presso strutture istituzionalizzate come carceri, ospedali o case di riposo. In termini prettamente tecnici rappresenta un livello superiore rispetto l’Osa o l’Oss in quanto deve possedere una laurea specifica e l’abilitazione.

Mediatore culturale e interculturale. Il compito di questa figura è quello di facilitare l’inserimento interculturale, ed è molto ambita già da diversi anni nelle associazioni no profit all’estero. In Italia ha dovuto attendere di più, ma sta cominciando a dimostrarsi indispensabile per quei progetti sociali che prevedono l’inclusione sociale. L’inserimento degli stranieri, attraverso la ricerca occupazionale e l’assistenza burocratica e legale, li rende indispensabili nei programmi degli uffici dell’immigrazione, lavorando molto spesso direttamente a progetti europei, dove spesso è richiesta esplicitamente per attingere ai fondi europei per lo scambio interculturale. Va da se che la conoscenza delle lingue è alla base per una tale figura che non può limitarsi ovviamente al solo ruolo di interprete, ma deve avere una profonda conoscenza anche di tutto l’apparato legislativo. La qualifica di mediatore culturale viene rilasciata da corsi di specializzazione specifici.

Counselor familiare. Nello stato sociale attuale, si tratta questa della figura professionale con il più alto grado di possibilità occupazionale. Le problematiche familiari qui non vanno affrontate con piglio psicologico, ma vengono messe in campo la basi dei principi sociali, quali l’ascolto, la presenza, il supporto. Agisce nel breve termine e soltanto su problematiche specifiche, risolvendole singolarmente. Non indaga quindi sulle cause profonde, come invece la psicologia, ma monitorizza le emozioni di un ambito sociale portandone in emersione quelli che sono i legami di stabilità, di reciprocità. Il piano di comunicazione è alla base di questa figura che deve saper porsi in contesti molto “chiusi” e individuarne le immediate vie d’uscita, pratiche. A differenza delle due figure già viste, il counselor familiare non deve attenersi ad una specifica regolamentazione ma deve ugualmente possedere la capacità di sintetizzare su basi teoriche quelle dinamiche che si propongono come condizione di una situazione (perdita del lavoro, del partner, crisi economica), riportandola entro un “codice” di intervento ben preciso.

, , , , , , ,

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

Impresa Tre offre una newsletter gratuita su:

  • Strategia e comunicazione per le Imprese Sociali
  • Marketing e Visibilità per il terzo settore
  • Consulenza fiscale, organizzativa e legale