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buone pratiche crowdfunding

5 Buone Pratiche nel No Profit Crowdfunding  

Le Best Practices o Buone Pratiche, in italiano,  relative al Crowdfunding, si adattano ai tempi. Lo scopo resta in sostanza sempre lo stesso: quello di aiutare i progetti sociali di un certo rilievo a trovare fondi per operare, istituendo campagne di fundraising, mediante la cosiddetta “raccolta dal basso”, tramite una certa partecipazione popolare. Per fare questo, tra le buone pratiche al centro resta sempre una buona strategia di comunicazione che dia visibilità al progetto in sé. Abbiamo selezionato, a questo proposito, 5 Buone pratiche per il Crowdfunding redatte da Robert Wu, Ceo di CauseVox, piattaforma americana per il no profit.

Il Fundraising per il no profit ha cambiato il panorama e le strategie d’azione del fundraising classico, che veniva impiegato soprattutto per raccogliere fondi per servizi o prodotti. Altra cosa è lavorare per raccogliere fondi per progetti sociali e cause umanitarie, ad esempio CauseVox in 10 giorni ha raccolto 120mila dollari per la Croce Rossa Americana, con una campagna di fundraising mirata.

La prima delle 5 buone pratiche consiste nel partire con un obiettivo misurabile e preciso. Significa porsi determinate domande, quali:

Quanto ho raccolto l’anno passato ?

A quanto ammonta l’importo medio dell’ultima campagna di fundraising?

Nel caso di una prima campagna di fundraising o crowdfunding, ci si può domandare quale possa essere l’importo di cui si ha bisogno, a quanto può ammontare il costo per il prodotto/servizio da creare, quanto campagne di crowdfunding simili  sono costate ed hanno guadagnato.

Dopo essersi posti tale domande bisogna crearsi un obiettivo ben definito con un quadro definito ”smart”, ovvero specifico, misurabile, raggiungibile, pertinente e tempestivo.

La seconda buona pratica consiste nel ripensare bene ai premi in quanto riconoscimenti e/o servizi ottenuti per aver contributo ad una campagna di fundraising. Questi si possono pensare come vantaggi, regali magari usati per motivare ed incentivare le persone a fare una donazione e quindi a sostenere di fatto una campagna di raccolta fondi. Tali vantaggi, come è stato dimostrato da alcuni ricercatori americani, invece di incentivare la donazione la riducono. Quello che invece potrebbe funzionare è un  premio o ricompensa d’impatto focalizzata sull’atto della donazione, come ad esempio una lettera ricevuta da un bambino di una comunità sostenuto in una campagna di fundaraising per progetti sociali specifici, oppure un oggetto realizzato a mano da una comunità di persone che sono state aiutate in questo modo.

La terza buona pratica da considerare in proposito potrebbe essere quella di creare intorno alla campagna di raccolta fondi una storia interessante ed accattivante. Fare quindi dello storytelling, appannaggio del mondo pubblicitario e quindi di una strategia di comunicazione precisa. Le storie avvincenti attirano i donatori. Fare questo è molto più semplice di quanto si creda. Se si pensa ai film Hollywoodiani ed alle mille e più storie create in proposito, la fantasia può essere di molto ispirata da questi modelli. I modelli-schemi di questo tipo sono sempre gli stessi, eccone quattro: si può mostrate la propria organizzazione atta a difendersi da un cattivo, da un mostro( modello Batman, James Bond, ecc.), si fa l’esempio di Earthrights che combatte contro gli abusi aziendali dei diritti umani, raccogliendo con questa trama circa 20mila dollari.

Un’altra storia modello, è quella del miglioramento, ovvero del passaggio da una posizione di basso livello ad una di livello più alto e soddisfacente. Come un senzatetto che scala posizioni sociali ricercando la felicità, trama su cui Hollywood ha costruito parecchie storie. Con questa trama Harry Dickerson, un senzatetto americano, ha raccolto circa 70mila dollari per recuperare la sua vita.

Un’altra trama vincente è quella relativa al superamento dei pericoli e lo schema assomiglia a quello del Signore degli anelli: un gruppo di persone che si unisce per raggiungere un obiettivo ambizioso, come un gruppo di amici che condivide la sua storia per raccogliere fondi per la ricerca del cancro a seno. Ciò è veramente accaduto negli USA con 28mila dollari raccolti.

Infine, la trama basata sulla tragedia funziona sempre, come in Breacking Bad, in cui il protagonista cade sempre di più in un vortice negativo. In questo caso, come accaduto per lo Tsunami in Giappone, si è raccolto 120mila dollari per le operazioni di soccorso, utilizzando uno  schema-trama simile.

Queste storie sono utili per inquadrare meglio il racconto e la campagna stessa, attirando su di essa l’attenzione che merita. Alla fine della storia occorre mettere un call-to-action per far sapere a chi legge come aiutare nell’immediato.

La quarta buona pratica consiste nel creare un po’ di folla intorno al progetto di crowdfunding: partire con una lista di 100 persone che si conoscono per condividere la propria campagna via mail, social media, facendo in sostanza un po’ di promozione online ed off line del progetto. Una specie di squadra addetta alla pubblicità della campagna. Allo stesso modo, le persone che si cercheranno di avvicinare alla campagna, potranno sollecitare le donazioni con pagine di raccolta personale, quello  che può essere inteso come mini-crowdfunding.  Investire invece nella stampa non è sempre un successo, per vari motivi, uno tra tutti è quello che la campagna di fundraising dovrebbe in qualche modo rappresentare una notizia, una storia un trend interessante, cosa ricercata dalla maggior parte dei giornalisti.

Quello che in questo contesto interessa è attirare il traffico giusto e quindi, una quinta buona pratica può essere quella di individuare il target di riferimento della nostra campagna di raccolta fondi. In questo possono venire in aiuto i social media, se ben utilizzati in tutta la le loro potenzialità di individuazione del giusto target di donatori eventuali. Ad esempio, i giornalisti interessati a scrivere della nostra campagna si possono trovare con Twitter search, strumento gratuito ed efficace.

Fonte: bethkanter

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