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giornata internazionale per persone con disabilità

Strategia di comunicazione nei progetti sociali per disabili (part I)

Anche se instituita ormai dal 1981, in Italia la Giornata Internazionale delle Persone con disabilità ha richiamato ancora assai poco l’attenzione dei media. Un atteggiamento contraddittorio rispetto alla partecipazione ai progetti sociali per disabili che quotidianamente trovano spazio sulle piattaforme di crowdfunding.

È dal 1981 che il 3 dicembre è la data per richiamare l’attenzione sulle problematiche dei progetti sociali per disabili e per promuovere una maggiore consapevolezza generale sulla disabilità. Il fine di questa giornata, che dal 1993 gode anche l’appoggio della Commissione Europea e delle Nazioni Unite è quello di sostenere la piena inclusione sociale delle persone con disabilità nel godimento di tutti i diritti umani e senza alcun tipo di discriminazione, come recita la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Ad un primo sguardo sulla stampa e sui canali di informazione viene da pensare che la strategia di comunicazione a favore di questa iniziativa è completamente assente. Eppure, a differenza del 1981, oggi la disabilità rappresenta un vero e proprio bacino di mercato (ci si perdoni l’etica) e non rendersene conto rappresenta non soltanto una violazione della Convenzione sui diritti delle persone, ma un vero e proprio caso di miopia mass mediatica.

Ma è davvero soltanto colpa dell’informazione, delle testate giornalistiche e della strategia di comunicazione per il terzo settore?

In Italia ci sono circa 4,4 milioni di disabili; alle persone affette da disabilità per cause genetiche si aggiungono costantemente quelle provenienti da altri eventi traumatici, incidenti stradali e infortuni sul lavoro in primis. Il numero è così in costante crescita e non a caso in Italia i progetti sociali per disabili e l’innovazione sociale per assistere le persone con disabilità sono molto numerosi e con uno standard elevatissimo. A fronte di uno stato sociale non proprio impeccabile a riguardo, vista la scarsa attenzione della politica sul tema della disabilità, vi è in Italia un movimento “sotterraneo” di finanziatori privati che si carica, quasi completamente da solo, tutti gli oneri della ricerca e del sostegno delle iniziative associazionistiche.

Le stesse associazioni no profit impegnate nella cura e in progetti sociali per disabili si contano in diverse migliaia, orientando di fatti, almeno nella percezione dell’opinione pubblica, spesso il terzo settore proprio con l’assistenza alla disabilità. Le cooperative di assistenza sanitaria integrativa sono state nel nostro Paese le prime, del resto, a costruire una rete sociale nel terzo settore, mettendo inizialmente in comune le conoscenze e poi anche le risorse e compiendo in tal senso un decisivo balzo in avanti sin dai primi anni novanta.

Anche nel recente passato, del resto, l’opinione pubblica ha saputo dimostrare la sua attenzione alle tematiche della disabilità finanziando, soprattutto con il sistema della raccolta fondi del web, i progetti sociali per disabili. Basta aprire una qualsiasi piattaforma di crowdfunding per constatare una schiacciante superiorità dei progetti sociali per disabili tra i progetti finanziati, che staccano di molto tutte gli altri temi, cultura, sport e educazione.

Qual allora il motivo di questo ennesimo silenzio mediatico per lo scorso 3 dicembre?

(continua)

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